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Mercato del riuso

Il progetto Albergheria spaventa i mercatari: «Vogliono cancellarci»

Il Comune promette il rilancio commerciale dell’area di San Saverio, rischio trasloco nel parcheggio di via Basile

19 Gennaio 2026, 07:00

Il progetto Albergheria spaventa i mercatari: «Vogliono cancellarci»

Nel cuore dell’Albergheria, dove ogni giorno si intrecciano povertà e bellezza, ingegno e sopravvivenza, la parola «riqualificazione» rischia, secondo i timori di chi in quel luogo vive ogni giorno, di diventare sinonimo di espulsione. L’annuncio dell’amministrazione comunale sul rifacimento della pavimentazione di piazza San Saverio, uno degli spazi principali in cui si svolge quotidianamente il mercato del riuso, viene presentato come un intervento di decoro urbano ma anche come rilancio. Ma per chi in quella piazza lavora e campa, suona invece come un campanello d’allarme.

La paura è che si ripeta quanto già accaduto al campetto di bocce, riqualificato grazie a un intervento della Red Bull, con coda polemica rispetto alla presunta pubblicità contenuta nella pittura pavimentale: una volta rifatto, ai venditori che lo occupavano da anni è stato impedito di tornare. Prima sono stati dirottati in viale delle Scienze, dove nessuno sapeva della loro presenza e dove, di fatto, non vendevano nulla; poi, sono rientrati in zona e oggi si sistemano nella villetta di corso Tukory.

Ora la stessa sorte potrebbe toccare a piazza San Saverio. I mercatari lamentano il mancato coinvolgimento nel processo di riqualificazione che dovrebbe ripartire a breve. La notizia, raccontano, l’hanno «appresa dai giornali».

Nato negli anni Novanta, il mercato del riuso consente a centinaia di persone escluse dal mercato del lavoro di ricavare un reddito di sussistenza vendendo oggetti recuperati da vecchie case, da donazioni, molto spesso dai cassonetti. È una filiera povera ma reale, che intercetta lo scarto e lo rimette in circolo. Nei fine settimana si registravano anche picchi di mille venditori.

Con la giunta Orlando, grazie al lavoro dell’assemblea di quartiere SOS Ballarò e al supporto dell’Università, si era avviato un percorso di emersione dall’abusivismo, di regolamentazione e formalizzazione del mercato. Nel 2019 nasce l’associazione Sbaratto, una rappresentanza dei mercatari è anche andata a Torino per conoscere il Balon, un mercato dell’usato simile ma regolamentato e valorizzato, si era costruito un regolamento e si stava tentando di migliorarlo attraverso una fase di sperimentazione. Un processo faticoso ma virtuoso, che mirava a coniugare legalità, lavoro povero e dignità. Poi tutto si è arenato. Come molti altri percorsi, si è fermato e non è mai stato realmente ripreso con l’insediamento dell’amministrazione Lagalla.

«Noi questa notizia l’abbiamo appresa dai giornali - dice Cetty, presidente dell’associazione Sbaratto - ci è stata imposta, nessuno ci ha coinvolto. Si parla di riqualificazione del mercato, ma io vedo solo restringimenti: prima il campetto, adesso piazza San Saverio. Nel 2024 si è parlato di regolamentazione, ma noi siamo ancora completamente abusivi, nessuno ci ha mai chiamato a costruire delle regole. Mi chiedo: fino a che punto dobbiamo arrivare? Ci sposteranno al parcheggio Basile? Qui c’è povera gente che non campa di merce rubata ma di cassonetti. Noi facciamo parte di quella fascia che dovrebbe essere aiutata, non cacciata o spinta verso l’illegalità, dobbiamo andare a rubare? Questo è un abuso».

Per Giulia Di Martino, anche lei di Sbaratto, il mercato del riuso è prima di tutto un ammortizzatore sociale: «Non c’è sostegno politico - protesta - non c’è nemmeno un incoraggiamento politico. Anzi, c’è uno stigma fortissimo alimentato anche da una parte dell’informazione, per cui questo mercato diventa automaticamente “il mercato del rubato”. La maggior parte della merce viene da traslochi, donazioni, recupero dai cassonetti. Se esiste merce rubata, non riguarda Sbaratto, e cioè chi si sta mettendo in gioco e chiede regole costruite dal basso, con il contributo di chi questo lavoro lo fa da anni. A nostro avviso questa è economia circolare popolare».

Nel frattempo il contesto è cambiato: lo street food ha preso il sopravvento, anche per effetto dei flussi turistici e delle piattaforme online di vendita dell’usato come Vinted, che intercettano una parte di quel mercato. Ma in tutto il mondo i mercati di “second hand” vengono valorizzati, promossi, trasformati in attrattori culturali e turistici, sostenuti dalle amministrazioni come presìdi sociali e ambientali.

A Ballarò, ancora una volta, sembra che il confine tra rigenerazione e cancellazione passi da una scelta politica semplice: ascoltare o ignorare.