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il caso

Catania, l'sms della giovane madre che ha tentato di soffocare la figlia: «Voglio ucciderla». E la zia-coraggio salva la neonata

La donna, vent'anni, vive con la famiglia in una palazzina bassa di via Plaia. Provvidenziale e tempestivo l'arrivo dei carabinieri che hanno sfondato la porta

Francesca Aglieri Rinella

18 Gennaio 2026, 21:29

Catania, l'sms della giovane madre che ha tentato di soffocare la figlia: «Voglio ucciderla» e la zia-coraggio la salva

Una madre di vent’anni che tenta di soffocare la figlia di cinque mesi con un cuscino e una zia-coraggio che - nonostante la giovane età, 15 anni - capisce quello che sta per accadere, chiama il 112 e fa sì che una domenica casalinga non si trasformi in tragedia.

Sono state ore di apprensione e di sgomento, ieri pomeriggio in una palazzina bassa di via Plaia, dove la donna originaria del Bangladesh, in evidente stato di agitazione, è entrata in camera da letto, si è chiusa a chiave, si è avvicinata alla culla dove la neonata stava dormendo e ha iniziato con un cuscino a farle pressione sul volto. Ma prima di quell’orribile gesto la donna ha inviato un sms alla sorella più piccola manifestando la volontà di uccidere la figlia. Ed è a quel punto che la ragazzina comprendendo l’imminente pericolo ha chiamato aiuto. Tempestivo e provvidenziale è stato l’arrivo dei carabinieri del nucleo Radiomobile del Comando provinciale: sono entrati nell’abitazione e hanno trovato la madre barricata in casa con la piccola. Hanno sfondato la porta della camera e hanno fatto irruzione, trovando la bimba sul letto e la donna che tentava di soffocarla utilizzando un cuscino. I carabinieri l’hanno subito bloccata e fermata e poi hanno preso in consegna la bambina, per metterla al sicuro.

La bambina non ha riportato danni e le sue condizioni sono state definite buone. La donna è stata affidata a personale del 118 e portata, scortata da militari dell’Arma, al Pronto Soccorso dell’ospedale San Marco di Librino, dove i medici l’hanno sottoposta a controlli anche psicologici per valutare il suo stato di salute mentale. La piccola è ricoverata nel reparto di Pediatria per un principio di strangolamento (nella foto i miliari dell'Arma davanti al reparto). 

Del caso sono stati informati la procura distrettuale, per gli aspetti penali del caso e quella per i minorenni per valutare un eventuale intervento a protezione della neonata. Al momento, date le condizioni di salute della donna, ricoverata in regime di Tso, non è stata valutata alcuna misura cautelare. L’inchiesta è coordinata dal pm Tiziana Laudani.

Una storia - l’ennesima - di solitudine, disagio e profondo smarrimento che è diventata cronaca. La donna vive all’ultimo piano della palazzina con la sua bimba, mentre il marito da qualche giorno si era allontanato volontariamente da casa. Al piano basso vivono i genitori (nonni della bimba) e la zia-coraggio. E gli investigatori partendo dalla sfera familiare cercano di ricostruire quanto accaduto. Tra le mura di casa, luogo che dovrebbe essere rifugio e protezione, si è consumato un dramma silenzioso, fatto di fragilità e dolore non ascoltato. La bambina, così piccola e indifesa, è stata salvata in tempo. Sta bene, ignara di quanto accaduto, stretta ora alle cure di chi dovrà proteggerla e accompagnarla nel suo futuro. Attorno a lei, però, resta l’ombra di una tragedia sfiorata. E tanti interrogativi. A cui gli investigatori dovranno dare risposte.