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ambiente

Salute ed emissioni, Palermo maglia nera per i gas di scarico: solo 10 giorni all'anno di aria pulita

Il report di Isde Italia: il capoluogo siciliano è maglia nera per le emissioni di biossido di azoto

20 Gennaio 2026, 13:55

I veleni diesel fanno lievitare l'inquinamento: anche a Palermo

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L'inquinamento atmosferico nelle città italiane non accenna a diminuire, configurandosi ormai come una vera e propria emergenza sanitaria strutturale. Secondo l'ultimo report di Isde Italia, l'Associazione Medici per l'Ambiente, i dati relativi al 2025 mostrano concentrazioni di polveri sottili e biossido di azoto ben oltre le soglie di sicurezza in tutti i principali centri urbani analizzati. Tra questi Palermo ha il primato per quanto riguarda il biossido di azoto.

Il particolato PM2,5, considerato l'inquinante più pericoloso per le vie respiratorie, ha registrato medie annuali quasi doppie rispetto ai futuri limiti UE e quattro volte superiori a quelli stabiliti dall'OMS in città come Milano, Torino e Padova. Questo avvelenamento costante ha conseguenze letali: nelle 27 città monitorate si stimano 6.731 morti premature attribuibili all'esposizione a questa sostanza, una cifra che rappresenta circa il 8 per cento della mortalità non traumatica tra la popolazione adulta. L'impatto più drammatico si registra a Milano, dove il dato arriva al 14 per cento, seguita da Torino e Padova con il 12 per cento.

Lo studio evidenzia una situazione altrettanto critica per quanto riguarda il biossido di azoto (NO2), che sfora i limiti giornalieri dell'OMS per almeno la metà dei giorni dell'anno in tutte le realtà monitorate. Palermo si posiziona in cima a questa classifica con l'aria irrespirabile per ben 356 giorni l'anno, seguita da Catania con 351 e Genova con 333, a dimostrazione di quanto incidano le attività portuali e il traffico. Anche per il PM10 i dati sono allarmanti, con Palermo che svetta ancora una volta come la città più inquinata d'Italia, superando i limiti giornalieri per 100 giorni l'anno, seguita da Milano con 94 e Napoli con 86.

Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia, ha commentato questi numeri spiegando che rimandare ancora politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di decessi. Gli esperti sottolineano che i nuovi standard europei, che gli Stati dovranno recepire entro il 2026, non sono un traguardo opzionale ma il minimo indispensabile per la tutela della salute pubblica. Secondo Paolo Bortolotti, responsabile del progetto Cambiamo Aria, è necessario intervenire subito su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, senza attendere la scadenza del 2030 per evitare che migliaia di morti restino un dato accettato.