direzione investigativa antimafia
L’ombra di Cosa Nostra sull’imprenditore dell’olio: confiscato il tesoro di famiglia anche dopo la morte
Passano allo Stato 30 immobili e 3 complessi industriali il cui valore stimato è di oltre 13 milioni di euro
Si chiude definitivamente il cerchio giudiziario attorno al patrimonio di un noto imprenditore dell’olio, ormai deceduto, ritenuto per decenni un perno del sistema criminale tra Agrigento e Messina. La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha dato esecuzione a un provvedimento di confisca irrevocabile, emesso dalla Corte d’Appello di Palermo, che sottrae al circuito illegale beni per un valore stimato in oltre 13 milioni di euro. L’operazione rappresenta l’epilogo di un complesso iter giudiziario che ha scandagliato la vita e gli affari del defunto imprenditore.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Sezione Operativa della Dioa di Agrigento, l'uomo non era solo un operatore economico, ma un soggetto caratterizzato da una duplice pericolosità sociale. Pericolosità "generica": legata a un’attività sistematica di usura. Tra gli anni '80 e '90, l'imprenditore avrebbe utilizzato la propria struttura commerciale come paravento per la concessione di prestiti a tassi esorbitanti, movimentando ingenti capitali di provenienza illecita. Pericolosità "qualificata": gli inquirenti hanno accertato la sua vicinanza a "Cosa nostra" agrigentina, in particolare alle famiglie attive nella Valle dei Templi. Un legame che gli avrebbe permesso di consolidare la propria posizione sul mercato e di gestire i propri affari all'ombra della protezione mafiosa.
Nonostante il decesso dell'imprenditore, la normativa antimafia ha permesso di colpire il patrimonio oggi formalmente intestato ai suoi familiari. Il sequestro è divenuto confisca definitiva poiché è stata accertata una netta sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati dal nucleo familiare all'epoca dei fatti. Il "tesoro" confiscato comprende: 30 immobili (tra fabbricati e terreni situati in zone strategiche); 3 complessi aziendali (attivi nel settore oleario e commerciale, distribuiti tra le province di Agrigento e Messina).
La decisione della Corte d’Appello di Palermo conferma la validità degli accertamenti patrimoniali della Dia, ribadendo che la morte del soggetto non estingue la necessità di recuperare i capitali accumulati illecitamente. L'operazione colpisce al cuore il sistema di riciclaggio e reimpiego di capitali che, partendo dall'usura e passando per la vicinanza ai clan, aveva permesso la creazione di un impero economico apparentemente legale.