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la vicenda

Lombardo riavrà indietro i fucili che teneva a Palazzo d'Orleans quando era governatore, la sentenza a Catania

La collezione di armi antiche aveva portato il leader autonomista davanti ai giudici. Il Tribunale lo aveva assolto tre anni fa ma aveva disposto la confisca dell'arsenale. La Corte d'Appello però ha dato ragione alla difesa

21 Gennaio 2026, 16:38

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Raffaele Lombardo al processo per mafia: «Ai boss ho fatto solo danni»

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«Revoca la confisca delle armi e delle parti di arma sequestrate nel 2014 e dispone la restituzione all’avente diritto, previa verifica dell’avvenuta registrazione della sussistenza dei presupposti per la detenzione legittima». Si chiude con questa sentenza della terza sezione penale della Corte d’Appello di Catania l’ultimo processo ancora pendente nei confronti di Raffaele Lombardo. La vicenda giudiziaria è quella nata dal trasporto di fucili da collezione da Palazzo d’Orleans a Catania quando Lombardo era governatore siciliano. Il possesso dell’arsenale era stato rivelato dallo stesso Lombardo nel corso dell’intervista. Poi, nel 2014, è scattata una perquisizione a casa e gli è stata contestata l’illecita detenzione. Lombardo inoltre fu anche ella deferito per l’omessa denuncia di armi da caccia. L’arsenale fu acquistato quando il leader autonomista ricopriva ancora la carica di Presidente della Regione. Le armi furono tenute in un armadio blindato per un periodo a Palazzo d’Orleans. Ma dopo le dimissioni di Lombardo sono stati trasportati nella sua abitazione catanese.

Ne scaturì un’indagine e poi un processo che si è concluso appena tre anni fa. Lombardo fu assolto per difetto dell’elemento soggettivo, in quanto il dibattimento aveva provato che le armi acquistate dalla casa d’aste austriaca (tranne due fucili che erano dei regali) sarebbero state prese in carico dal servizio d’ordine di Palazzo d’Orleans che si curava della relativa denuncia, circostanza che però non è non avvenuta per quel lotto di armi. Una circostanza di cui l’ex governatore non sarebbe stato consapevole. Nel corso del dibattimento sono stati sentiti diversi testi: fra cui anche l’imputato.

Il tribunale collegiale di Catania era arrivata a un verdetto di assoluzione: «L’atteggiamento psicologico di Lombardo appare qualificabile come errore di fatto sul concreto adempimento delle formalità di denuncia delle armi, ingenerato dalla consegna delle stesse a un ufficio di polizia». I giudici, seppur nella formula dubitativa, hanno assolto Lombardo dai reati che gli erano contestati dalla procura. Però ha disposto la confisca e la distruzione delle armi: «Occorre ribadire che la misura di sicurezza della confisca è imposta per tutti i reati concernenti le armi ed è obbligatoria anche in caso di proscioglimento dell’imputato dovendosi ritenere esclusa nelle sole ipotesi di assoluzione nel merito per l’insussistenza del fatto illecito oggetto di contestazione». Ma la difesa di Lombardo ha proposto appello chiedendo la revoca della confisca della collezione di fucili. La Corte d’Appello di Catania ha accolto i motivi d’appello proposti dagli avvocati Mario Luciano Brancato e Giuseppe Grasso e ha disposto la restituzione delle armi. «Trattasi di una pronuncia tecnica innovativa» - commenta Brancato - che si fonda sul superamento di ogni differenza tra assoluzione con formula piena e con formula dubitativa. In vigenza della vecchia formulazione del codice di rito si riteneva che la confisca dovesse aver luogo in caso di assoluzione per insufficienza di prove. Con la riforma del codice ed il conseguente superamento della formulazione dell’insufficienza di prove tale differenziazione è venuta meno, per cui l’assoluzione con la c.d. formulazione dubitativa equivale alla assoluzione di merito piena. La stessa giurisprudenza parla, infatti, di assoluzione nel merito quale unico caso di restituzione delle armi, senza specificare se debba intendersi per carenza oggettiva dei fatti o per carenza dell’elemento soggettivo, né fa alcuna differenziazione fra assoluzione piena o dubitativa. Lombardo non ha commentato la sentenza: ieri l’ufficio stampa del Movimento per l’Autonomia ha dato notizia della decisione della Corte d’Appello dicendo che così si chiude «positivamente anche l’ultimo capitolo dei procedimenti penali pendenti a carico del politico».

Una domanda sorge spontanea: quando il presidente Lombardo riavrà le armi cosa farà? Le rimetterà in bella mostra nella teca a casa sua? L'interrogativo l'abbiamo girato direttamente al protagonista via social. Ecco la risposta: «Le custodisco… Non le uso per la caccia. Saluti».