i primi conti
Il ciclone Harry come un'apocalisse: in Sicilia danni per almeno mezzo miliardo a infrastrutture e impianti
Il giorno dopo l'ondata di maltempo che ha sferzato l'isola si fa un primo bilancio. La Regione pronta a dichiarare lo stato di calamità
La Sicilia si risveglia sotto il peso di una catastrofe naturale che ha lasciato un solco indelebile lungo la sua costa orientale. Il ciclone Harry, con raffiche fino a 150 km/h e mareggiate mostruose, ha devastato litorali, porti e infrastrutture negli ultimi tre giorni, provocando danni quantificati provvisoriamente in oltre mezzo miliardo di euro. Non si contano vittime, grazie a un'efficace macchina della Protezione civile, ma la conta dei costi materiali è impressionante: strade sventrate, lidi balneari cancellati, ferrovie sospese nel vuoto e interi tratti di lungomare inghiottiti dal mare. Oggi, il presidente della Regione Renato Schifani ha convocato una seduta straordinaria della giunta per domani alle 12 a Palazzo d'Orleans, dove si delibererà lo stato di crisi e di emergenza regionale, con richiesta urgente di riconoscimento nazionale al governo centrale.
Schifani ha riunito i suoi collaboratori nella sala operativa della Protezione civile regionale, coordinata dal capo Salvo Cocina, che ha passato la notte a dirigere soccorsi sul campo. "Ieri notte il focus era salvare vite - ha spiegato il governatore -, con monitoraggio ossessivo dei punti critici. Ora emergono i numeri: danni gravissimi su oltre 100 chilometri di litorale ionico, tra strade litoranee distrutte, stabilimenti turistici spazzati via, abitazioni allagate e strutture portuali compromesse. Parliamo di più di 500 milioni di euro da una prima valutazione sommaria". Un conto salato che minaccia l'economia costiera, pilastro del turismo siciliano, già fragile dopo anni di crisi. Il presidente ha espresso gratitudine profonda a "Protezione civile regionale, volontari, Comuni, Vigili del Fuoco, Forze dell'ordine e migliaia di cittadini che hanno vegliato senza sosta", lodando un sistema "coordinato con prefetti, sindaci e supporto nazionale che ha evitato tragedie umane".
Il cuore pulsante della devastazione batte nel Messinese, dove le mareggiate hanno trasformato spiagge in scenari apocalittici. Santa Teresa di Riva emerge come il Comune più colpito: una vasta porzione del lungomare è crollata sotto l'assalto delle onde, trascinando con sé carreggiata, condotta fognaria e acquedotto. Risultato? Blackout idrico totale nella zona Sud, con famiglie senz'acqua da ore e interventi d'urgenza per evitare crisi sanitarie. A Taormina, nella frazione Mazzeo, muri di contenimento sono stati inghiottiti dal mare, terrapieni divorati e l'asfalto invaso da detriti, rendendo impraticabili le vie costiere. Stesse ferite a Giardini Naxos e Letojanni, dove lidi balneari – nervo scoperto dell'estate taorminese – giacciono in macerie. Più a nord, i lungomari di Sant'Alessio Siculo, Furci Siculo, Roccalumera, Nizza di Sicilia e Alì Terme raccontano storie analoghe: recinzioni abbattute, chioschi distrutti, erosione che ha rosicchiato metri di spiaggia.
A Messina città, il bilancio è crudele: lidi iconici come lo Zahir e il Beautiful Beach sono stati letteralmente spazzati via, insieme al ristorante La Vela, con perdite stimate in milioni per struttura. Nei villaggi del Messinese sud, la situazione si complica: la linea ferrata tra Messina e Catania è lesionata in più punti, con binari sospesi nel vuoto a Scaletta Zanclea – eco doloroso dell'alluvione del 2009 che uccise 37 persone. A Giampilieri Marina, le opere di mitigazione hanno retto le piogge torrenziali, ma la mareggiata ha annientato le strutture balneari, riaprendo vecchie ferite.
Le Eolie, perla del turismo vulcanico, non sono state da meno. Tutti gli scali portuali di Lipari, inclusa la frazione di Canneto, sono in ginocchio: moli divelti, banchine allagate, attracchi impraticabili. Cinque isole – Alicudi, Filicudi, Panarea, Stromboli e Ginostra – restano isolate da oltre tre giorni, con la nave di linea "Nerea" che ha ripreso solo i collegamenti con Lipari, Vulcano e Salina. "È un disastro – tuona il sindaco Riccardo Gullo -. Scali distrutti, mobilità paralizzata. Ci siamo attivati per i riparazioni, ma a Canneto e altrove la gravità è tale che oggi è prematuro quantificare". Residenti e operatori turistici temono settimane di black-out rifornimenti, con danni potenziali a hotel, ristoranti e pesca locale che potrebbero superare i decine di milioni.
Spostandoci a ovest, i porti della Sicilia occidentale tirano un sospiro di sollievo. Il commissario Annalisa Tardino ha effettuato un sopralluogo a Palermo: criticità nei porticcioli dell'Acquasanta e Arenella, con strutture compromesse e imbarcazioni danneggiate (perdite in riparazioni e dragaggi stimate in qualche milione). Il porto commerciale regge indenne; a Sant'Erasmo (Palermo Marina Yachting) e Foro Italico, solo sovrastrutture lesionate. Buone notizie da Termini Imerese, Trapani, Porto Empedocle, Licata e Gela: zero danni strutturali. A Sciacca, un guasto all'illuminazione. "Interventi immediati per ripristino – assicura Tardino –, con lavori già in corso su moli e dighe foranee".
A Siracusa, la voce critica di Fabio Morreale, presidente di Natura Sicilia onlus, taglia come una lama: "Da Asparano a Ognina, Fanusa, Arenella e Fontane Bianche, litorali come teatri di guerra – recinzioni abbattute, asfalto divelto. Non è il mare che attacca, ma l'abusivismo che paga il conto". Morreale quantifica il problema umano: costruzioni abusive troppo vicine alla riva, tollerate da autorità complici, hanno cementificato coste un tempo vergini. "Ricostruiremo? Speriamo arretrando dalle fasce di tutela, ma temo l'attaccamento alla 'roba' prevalga", avverte, invocando amministratori fermi contro interessi privati.
In questo mosaico di distruzione, i numeri parlano chiaro: mezzo miliardo iniziale, potenzialmente destinato a lievitare con stime definitive su turismo (stagione estiva a rischio), trasporti (ferrovie e porti) e servizi (acqua, energia). Schifani punta su fondi nazionali e UE per la rinascita, ma il ciclone Harry lascia una lezione: la Sicilia, crocevia di bellezze naturali, deve ripensare il suo rapporto col mare. Mentre le ruspe entrano in azione, la Regione coordina aiuti, ma la vera sfida è prevenire il prossimo uragano.