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la sentenza

Sparò in piazza a Joppolo: confermati 8 anni a Francesco Russo. La vittima resterà per sempre in sedia a rotelle

Tentato omicidio con arma clandestina: la Corte d'Appello non fa sconti al commerciante trentenne

21 Gennaio 2026, 19:21

Sparò in piazza a Joppolo: confermati 8 anni a Francesco Russo. La vittima resterà per sempre in sedia a rotelle

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La terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo ha confermato integralmente la condanna a 8 anni di reclusione per Francesco Russo, il commerciante trentenne accusato di aver sparato a un giovane del posto, T.A., oggi ventitreenne, al culmine di una lite scoppiata in piazza la notte del 25 agosto.

L’imputato rispondeva di tentato omicidio, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina e ricettazione. La sentenza di secondo grado ribadisce quanto già stabilito dal Gup di Agrigento, Micaela Raimondo: quella sera Russo non si limitò a reagire a un alterco, ma scelse di trasformare una disputa verbale in un crimine efferato, allontanandosi per recuperare una pistola e facendo fuoco contro il giovane.

La ricostruzione: un colpo che ha spento il futuro

La dinamica processuale ha cristallizzato una sequenza tanto rapida quanto devastante. Dopo un diverbio in centro – le cui motivazioni, tra telefoni danneggiati e offese personali, restano sullo sfondo di una rabbia sproporzionata – Russo avrebbe esploso un colpo, presumibilmente con una calibro 44, centrando il ragazzo all’addome.

Le conseguenze cliniche per T.A. sono state tragiche: la lesione al midollo spinale e la compromissione di un polmone lo hanno costretto a una paralisi permanente. Oggi il giovane vive su una sedia a rotelle, affrontando un quotidiano fatto di barriere architettoniche e costose terapie riabilitative.

Il peso giuridico dell’arma clandestina

Un punto cardine della sentenza riguarda la qualificazione giuridica del gesto. La difesa, affidata all'avvocato Santo Lucia, ha tentato di escludere la volontà omicida. Tuttavia, per i giudici, l’impiego di un’arma clandestina (priva di segni identificativi) e la zona vitale colpita non lasciano spazio a dubbi: si è trattato di tentato omicidio. L'introduzione di un'arma da fuoco in una rissa di piazza è l'elemento che spezza il confine tra la violenza comune e la consapevole accettazione del rischio di uccidere.

Il risarcimento e il dolore delle vittime

Sul piano civile, la Corte ha mantenuto ferme le statuizioni del primo grado. Sono state confermate le provvisionali (anticipi sul risarcimento totale): 50.000 euro alla vittima; 15.000 euro a ciascuno dei genitori.

Le parti civili, assistite dagli avvocati Gianluca e Velio Sprio, guardano ora al giudizio civile per la quantificazione definitiva del danno biologico e morale. Restano scolpite le parole della madre della vittima: "Nessuna pena ridarà la felicità a mio figlio". Una frase che ricorda come il diritto penale possa punire il colpevole, ma raramente riesca a riparare l'integrità di una vita spezzata a soli 23 anni.