il caso
Il Comune di Mineo condannato a pagare 1,2 milioni di euro
Risarcimento per vedova e figli di una delle vittime della strage del depuratore del 2008. Il sindaco: «Onoriamo debiti ereditati»
Sono passati quasi 18 anni da quella giornata che nessuno, a Mineo, potrà dimenticare: quella in cui - era l’11 giugno del 2008 - all’interno della grande vasca del depuratore comunale, a causa delle micidiali esalazioni tossiche sprigionatesi, trovarono la morte sei persone: quattro dipendenti comunali e due operai della ditta specializzata che era stata incaricata per le operazioni di espurgo. Una tragedia immane per tutta la comunità, che la segnò profondamente.
Adesso, dopo le condanne, nei diversi gradi del giudizio, di coloro che, fra ex amministratori, tecnici e responsabili dell’impresa, furono giudicati responsabili in sede penale, arriva la prima sentenza risarcitoria per i familiari di una delle vittime, Natale Sofia, l’operaio tecnico del Comune che perse la vita a soli 36 anni. Il giudice unico del Tribunale di Caltagirone, Oriana Calvo, accogliendo la richiesta della vedova e dei due figli (all’epoca dei fatti giovanissimi) dell’uomo, rappresentati e difesi dall’avvocato Daniele Guzzetta, del Foro di Caltagirone, ha condannato il Comune di Mineo a pagare, a ciascuno di loro, la somma di 391mila euro, per una cifra totale di poco inferiore a 1,2 milioni, da cui vanno detratti i 45mila euro complessivamente già corrisposti a titolo di provvisionale. L’Ente municipale dovrà inoltre versare le spese del giudizio (poco più di 15mila euro).
«Questa vicenda dolorosa, che ha toccato tutti nell’intimo - ricorda il sindaco Giuseppe Mistretta - rappresenta ancora una ferita aperta. I nostri legali stanno attentamente studiando la sentenza per ogni opportuna valutazione. Il Comune è impegnato nella redazione di un piano di riequilibrio finanziario attraverso il quale poter onorare debiti come questo, risalenti a un drammatico episodio del passato e che noi, quindi, abbiamo ereditato».
La condanna al risarcimento dei danni subiti dai familiari del povero Sofia potrebbe essere la prima di una lunga serie, visto che analoghi giudizi, relativi alle altre vittime, sono in corso. Sul Comune pende, quindi, la Spada di Damocle di legittime pretese risarcitorie che rischiano di metterlo in serie difficoltà. «Con il piano di riequilibrio finanziario - conclude il sindaco - intendiamo assicurare la giusta copertura a questi oneri consistenti con la necessaria gradualità e garantendo, nel contempo, la stabilità economica dell’Ente».