Catania
La Zona Industriale allagata dal ciclone: i sindacati chiedono un piano immediato a Comune e Confindustria
La richiesta di investimenti e chiusure preventive per tutelare lavoro e sicurezza
«I gravi danni provocati dal ciclone Harry sul territorio catanese ripropongono, con drammatica puntualità, una verità che non può più essere ignorata: ancora una volta a pagare le conseguenze tra le più pesanti è l’area della Zona Industriale, oggi completamente allagata». Lo affermano, in una nota congiunta, Cgil, Cisl e Uil.
I sindacati si «rivolgono ancora una volta al Comune, chiamato ad assumersi fino in fondo la responsabilità di una programmazione seria, moderna e coerente con i cambiamenti climatici ormai strutturali». «Ma l’appello - prosegue la nota - è rivolto anche a Confindustria, affinché eserciti un ruolo attivo e determinante nel promuovere una nuova visione condivisa, capace di incidere concretamente sulle scelte strategiche. In questo contesto - osservano Cgil, Cisl e Uil - esprimiamo sconcerto per le decisioni assunte da alcune importanti aziende che, di fronte a una tempesta di acqua e vento ampiamente prevedibile, non hanno ritenuto prioritario tutelare la sicurezza dei propri lavoratori, evitando la chiusura degli stabilimenti nelle ore più pericolose. Scelte che riteniamo miopi e inaccettabili, perché la salvaguardia delle persone deve sempre prevalere su qualsiasi esigenza produttiva.
Continuare a subire passivamente gli effetti di eventi climatici prevedibili - sottolineano i sindacati - significa accettare che a rimetterci siano sempre l’economia del territorio, la tenuta delle singole aziende, l’occupazione e, soprattutto, la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. È il momento di dire le cose come stanno: senza un cambio di passo deciso, senza una pianificazione integrata e senza investimenti mirati alla messa in sicurezza definitiva dell’area industriale, Catania continuerà a perdere competitività, lavoro e futuro.
Cgil, Cisl e Uil, conclude la nota, «ribadiscono la propria disponibilità a un confronto serio e responsabile» ma, aggiungono, «il tempo delle analisi è finito. Serve una scelta politica e industriale chiara, coraggiosa e immediata», perché, sostengono, «il futuro del lavoro e dello sviluppo non può più essere lasciato in balia delle emergenze».