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la storia

Ferito da uno sparo mentre passeggiava a Ballarò, il giudice decide un risarcimento dopo dieci anni

La sentenza civile: Rubino condannato a oltre 70 mila euro per i danni subiti da Yusupha Susso

22 Gennaio 2026, 05:45

Ferito da uno sparo mentre passeggiava a Ballarò, il giudice decide un risarcimento dopo dieci anni

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A quasi dieci anni dai fatti è arrivata la prima risposta sul piano civile, ma questo non è l’ultimo atto della vicenda di Yusupha Susso, il gambiano che dieci anni fa fu vittima di una sparatoria che lo ridusse in fin di vita. È stata infatti emessa dal tribunale di Palermo la sentenza civile di primo grado che condanna Emanuele Rubino – giudicato responsabile del tentato omicidio – al risarcimento dei danni per oltre 70mila euro in favore del giovane gambiano colpito alla testa nel 2016 nel quartiere di Ballarò. Non si tratta di una nuova condanna penale, ma di una pronuncia risarcitoria che quantifica economicamente le conseguenze dell’aggressione: una sentenza di primo grado, dunque impugnabile, che difficilmente porterà a un pagamento immediato. Dopo quasi dieci anni dai fatti, Susso non ha ancora ricevuto alcun indennizzo.

All’epoca della sparatoria l’episodio suscitò una forte reazione, in una città in cui ancora oggi si parla di emergenza sicurezza. A distanza di due giorni migliaia di persone scesero in strada a Ballarò in una manifestazione molto partecipata, per esprimere indignazione e per affermare pubblicamente di non riconoscersi in quella parte violenta del quartiere e della città.

Il giudice ha riconosciuto l’esistenza di un danno biologico permanente, di un grave danno psicologico e di una compromissione della capacità lavorativa generica, sulla base di una consulenza medico-legale che ha accertato postumi da trauma cranico, disturbo post-traumatico da stress e una riduzione della capacità lavorativa del 25 per cento. La difesa di Rubino aveva cercato di ridimensionare il danno sostenendo che la vittima, avendo trovato un’occupazione, non avesse subito un reale pregiudizio sul piano lavorativo. Una tesi respinta dal Tribunale, che ha chiarito come il fatto di svolgere un’attività non escluda l’esistenza di una menomazione permanente e di una riduzione oggettiva della capacità lavorativa.

Yusupha frequentava il circolo Arci Porco Rosso e in questi anni è rimasto in contatto con loro, che hanno continuato a seguire le sue vicende.

«Sono contento per questa sentenza - dice Yusupha - ma allo stesso tempo mi sento abbandonato. L’unico che in quei giorni mi è stato davvero vicino è stato il sindaco Orlando. Da Crocetta e da molti altri ho ricevuto solo promesse, poi, quando ho provato a richiamarli, non mi ha più risposto nessuno. Le spese mediche sono state tutte a carico mio e a un certo punto ho dovuto interrompere le cure perché non avevo più soldi. Ho ancora problemi alla spalla sinistra e ci sono lavori che non posso più fare. Oggi faccio il camionista. Ho lasciato Palermo perché ricevevo minacce e insulti. Volevo continuare a studiare Scienze politiche, ma dopo l’incidente ho molta confusione in testa e non sono riuscito ad andare avanti».