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MALTEMPO

Sicilia jonica sotto assedio del mare: il ministro Musumeci arriva per un sopralluogo dopo la furia del “Ciclone Harry”

Onde come muri, lungomari sventrati e comunità isolate: ecco cosa sappiamo, cosa si sta facendo e cosa verrà deciso nelle prossime ore

21 Gennaio 2026, 22:32

22:34

Sicilia jonica sotto assedio del mare: Musumeci annuncia il sopralluogo a Taormina dopo la furia del “Ciclone Harry”

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Le prime luci dell’alba rivelano ciò che la notte ha tenuto nascosto: un lungomare che non esiste più. A Letojanni una voragine strappa l’asfalto come fosse cartone, a Mazzeo le piazze cedono di schianto, mentre a Mazzarò i marosi hanno cancellato la linea fragile fra spiaggia e strada. Sulla costa, il rombo del mare non è paesaggio: è un inventario di danni. E oggi la politica corre, perché la mareggiata legata al Ciclone Harry non è più un’emergenza: è un cruscotto di decisioni da prendere, conti da fare, priorità da fissare. Il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, sarà in sopralluogo a Taormina e nei centri limitrofi della Riviera jonica messinese per una ricognizione diretta delle aree colpite, con arrivo previsto per giovedì 22 gennaio 2026. Nel frattempo, al Dipartimento nazionale è attiva un’Unità di crisi operativa che monitora l’evoluzione e coordina le strutture sul territorio.

Il quadro: la costa orientale flagellata

La sequenza degli eventi è ormai chiara: tra il 19 e il 21 gennaio 2026, un sistema di bassa pressione profondo ha alimentato venti di tempesta, precipitazioni intense e un moto ondoso eccezionale sul settore ionico. In Sicilia, la fascia orientale ha subito l’impatto più duro: Taormina, Giardini Naxos, Letojanni, Furci Siculo, Santa Teresa di Riva e tratti del Catanese hanno registrato danni diffusi; collegamenti marittimi interrotti in più località, litoranee divelte e allagamenti in aree urbane. Le stime provvisorie parlano di un conto che potrebbe superare i 500 milioni di euro soltanto per la Regione Siciliana, mentre si attende il quadro consolidato.

Secondo i resoconti e i video raccolti sul campo, onde stimate fino a 8–9 metri hanno oltrepassato difese di sabbia e barriere temporanee, spingendosi fin dentro abitazioni e attività commerciali. In diversi tratti della riviera jonica la passeggiata a mare è crollata a pezzi, trasformandosi in una scacchiera di buche e lastre sollevate. Le raffiche di vento hanno toccato punte prossime ai 120 km/h, specialmente sul Canale di Sicilia e sul settore ionico, innescando condizioni di rischio lungo oltre 100 chilometri di costa.

Perché “Harry” ha colpito così duro

Gli esperti descrivono Harry come un sistema con caratteristiche affini a un “Medicane” (uragano mediterraneo): un vortice che trae energia dall’interazione tra aria molto umida e calda e acque superficiali relativamente miti, incanalando venti intensi e un gradiente barico severo. Sulla Sicilia orientale il fattore determinante è stato l’accoppiata tra pressione molto bassa e fetch prolungato sull’Ionio, che ha esaltato il moto ondoso e trasformato una mareggiata “intensa” in una mareggiata “distruttiva”, capace di abbattere barriere di sabbia allestite nei giorni precedenti in punti sensibili come Mazzeo, Isolabella e Mazzarò.

Dove i danni sono più gravi

Letojanni: un tratto del lungomare risulta compromesso, con la sede stradale collassata nella zona nord e voragini aperte in più punti. Il centro storico è stato raggiunto dai marosi; danni all’arredo urbano, strutture ricettive e attività.

Santa Teresa di Riva: condotta idrica principale divelta sotto il lungomare, città rimasta senza acqua potabile e richiesta formale al Governo per l’invio dell’Esercito a supporto della viabilità. Autobotti attivate in emergenza; criticità anche su reti gas e fognature.

Taormina (Mazzeo–Mazzarò–Isolabella): cedimenti in piazze e muri a mare, lidi devastati, transennamenti e chiusure di tratti viari prossimi al molo di Schisò a Giardini Naxos; nella notte più critica, alcune evacuazioni in aree a rischio.

Catania: la frazione di Aci Trezza è devastata, parte del lungomare di Catania è crollato, la circolazione ferroviaria è in ginocchio, nell'acese le frazioni acesi di Santa Tecla e Stazzo sono piegate.

Ma danni si sono registrati in un tutte le coste siciliane esposte: dal Siracusano al Ragusano e perfino nel Palermitano.

In altri centri del Messinese e del Catanese sono segnalati crolli parziali di muri paraonde, erosione accelerata del litorale, danni a pontili e gravi allagamenti nei piani bassi di edifici privati e pubblici. Le operazioni dei Vigili del Fuoco e dei volontari della Protezione Civile regionale hanno interessato per ore gli svincoli della SS114 e della viabilità minore, con rimozione di detriti e ripristino delle condizioni minime di sicurezza. In parallelo, sulle Isole Eolie si sono registrate sospensioni dei collegamenti per mare.

La risposta delle istituzioni: Unità di crisi e sopralluogo ministeriale

Al Dipartimento della Protezione Civile è riunita l’Unità di crisi: un tavolo che mette insieme strutture operative nazionali, Regione Siciliana, prefetture e sindaci delle aree coinvolte per monitorare in tempo reale l’evoluzione e coordinare gli interventi. La riunione è stata presieduta dal Capo Dipartimento Fabio Ciciliano, con focus specifico su Sicilia, Calabria e Sardegna, le tre regioni più esposte in questa fase.

Sul fronte politico-amministrativo, la Regione Siciliana guidata da Renato Schifani ha annunciato la convocazione di una giunta straordinaria per deliberare lo stato di crisi e avanzare la richiesta di stato di emergenza nazionale: la stima preliminare – in attesa di verifica con i Comuni – parla di danni per “oltre mezzo miliardo di euro” lungo la costa ionica. Una cifra destinata a essere affinata con le ricognizioni delle prossime ore.

Nel frattempo, Nello Musumeci ha fatto sapere che domani  sarà a Sicilia per una prima ricognizione diretta e per verificare di persona i bisogni più immediati di Comuni e cittadini.  Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare , accompagnato dal capo dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, domani effettuerà un sopralluogo per verificare i danni ingenti provocati dal ciclone Harry. Alle 15.15 il ministro sarà sul lungomare di Santa Teresa Riva (Messina) e alle 16.15 sul lungomare di Ognina-Catania.

Il Ministro ha ribadito che il Governo intende “essere vicino” a Sicilia, Calabria e Sardegna in tutte le fasi dell’emergenza e della ricostruzione.

Cosa significa la “prima ricognizione” e perché conta

Il sopralluogo del Ministro non è un gesto simbolico: serve a mettere in fila, con metodo, le priorità per la fase successiva all’emergenza. Nello specifico: verificare l’accessibilità alle aree rosse e alle strade costiere lesionate; stimare gli interventi urgenti di messa in sicurezza (fronte mare, reti idriche e fognarie, opere di contenimento); incrociare la mappa dei danni con la pianificazione dei fondi statali e degli strumenti europei eventualmente attivabili; uniformare i criteri di stima per ristori e indennizzi a famiglie e imprese.

Il tutto con un quadro di supporto che, nelle parole della Prefetta di Messina, Cosima Di Stani, include la richiesta straordinaria delle Forze Armate per la gestione della viabilità e il presidio delle aree più delicate.

Le immagini della Riviera jonica con Chiese protette da sacchi di sabbia, ristoranti storici invasi da acqua e sabbia, passeggiate cucite da transenne non sono solo cronaca. Sono la prova che i fenomeni estremi nel Mediterraneo stanno assumendo una frequenza e un’intensità che impongono progettazione e manutenzione diverse dal passato. Intanto, la macchina della Protezione Civile continua a lavorare con una parola d’ordine: prevenzione. E il sopralluogo di Nello Musumeci – insieme alle decisioni attese dalla Regione Siciliana – dirà in che misura l’intero sistema potrà cambiare passo, trasformando l’urgenza in un cantiere stabile di sicurezza per territori che sul mare hanno costruito identità e futuro.