Il fatto
Morsi e calci al pronto soccorso: medico con una vertebra fratturata, arrestato un 26enne
Un paziente esplode dopo ore d’attesa e assale il "camice bianco": la prognosi è di 45 giorni. Il caso riaccende il dibattito su sicurezza e prevenzione nelle corsie ospedaliere.
medico, generico
La scena che i colleghi del pronto soccorso del Vannini raccontano è di quelle che si vorrebbero cancellare dalla memoria: una corsia affollata, le urla improvvise, poi il tonfo di un corpo a terra e il sangue sul camice. Un medico di 46 anni mordechiato alla spalla, colpito con calci e pugni, lasciato con la frattura di una vertebra e una prognosi di 45 giorni. A scatenare la violenza, secondo le prime ricostruzioni, l’esasperazione per l’attesa e un possibile stato di alterazione psicofisica di un giovane di 26/27 anni — le fonti divergono di un anno — che è stato bloccato dai carabinieri e posto agli arresti domiciliari in attesa della convalida. Il tutto è accaduto nella mattinata di mercoledì 21 gennaio 2026, nel presidio sanitario di via di Acqua Bullicante, quartiere Torpignattara, est di Roma.
La dinamica: dal triage alla colluttazione
Secondo le ricostruzioni convergenti di più testate, l’uomo sarebbe arrivato in pronto soccorso tra le 6:00 e le 6:30, visibilmente confuso. Dopo alcune ore d’attesa, attorno alle 9:00, la situazione è degenerata: il paziente si sarebbe scagliato contro il medico, lo avrebbe spinto a terra, colpito ripetutamente e morso a una spalla. Immediata la chiamata al 112. Il Nucleo Radiomobile dell’Arma è intervenuto in pochi minuti, fermando l’aggressore e accompagnandolo in caserma; per lui è scattata la misura dei domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida. Per il sanitario, invece, il referto parla di lesioni vertebrali e contusioni multiple.
L’episodio, pur nella sua gravità, si inserisce purtroppo in un fenomeno che gli operatori definiscono ormai “strutturale”: la violenza contro chi lavora in corsia. Il sindacato Fp Cgil Rieti–Roma Est–Valle dell’Aniene ha espresso “piena solidarietà” alla vittima e ha chiesto nuove misure di protezione per il personale.
Le conseguenze cliniche: cosa significa fratturarsi una vertebra in corsia
La frattura vertebrale con prognosi di 45 giorni non è un semplice “trauma da lavoro”. Per un medico di pronto soccorso implica immobilizzazione, dolore, fisioterapia e un percorso di rientro graduale, con ripercussioni sull’organizzazione del reparto. Nelle strutture d’emergenza, un’assenza lunga riduce turni e competenze disponibili e scarica ulteriore pressione sui colleghi, accentuando proprio quelle condizioni di sovraccarico che possono favorire l’escalation di conflitti. Il risvolto più amaro è che a risentirne è il diritto alla cura di tutti.
Il profilo dell’aggressore: alterazione psicofisica e attese infinite
Si tratta di un giovane 26enne italiano, in stato di alterazione psicofisica. Un dettaglio che, senza voler fornire attenuanti, rimanda al nodo di fondo dei pronto soccorso: l’intersezione tra fragilità sanitaria e sociale, consumo di sostanze, disturbi psichiatrici, solitudine, e una percezione soggettiva dell’attesa come ingiustizia. È in questo cono d’ombra che, talvolta, la frustrazione diventa aggressività. Resta il fatto: l’aggressione a un sanitario è un reato, e la risposta penale scatta. Secondo quanto riportato, l’uomo è stato arrestato e posto ai domiciliari.
Un fenomeno che cresce: i numeri (ufficiali) della violenza in corsia
I dati aiutano a leggere l’episodio oltre la cronaca:
- Secondo Inail, nel 2024 gli infortuni sul lavoro riconosciuti come “da aggressione” nella sanità sono stati circa 2.464, pari a circa 1 su 10 degli infortuni in occasione di lavoro nel comparto sanitario; il 72% delle vittime è donna.
- Nel 2023, sempre Inail rilevava 6.813 casi di molestie e violenze in occasione di lavoro (tutti i settori), in aumento dell’8,6% sul 2022, con la Sanità e assistenza sociale come settore più colpito.
- Per il Ministero della Salute, le segnalazioni raccolte dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie hanno superato quota 18.000 nel 2024, coinvolgendo circa 22.000 operatori, con un incremento del 15% sul 2023. Si tratta di segnalazioni, quindi un dato diverso e più ampio rispetto alle denunce Inail, ma che fotografa l’ampiezza del fenomeno.