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la storia

L'inaspettato finale del matrimonio per una giovane coppia che aveva pronunciato il fatidico: "Sì, lo voglio"

Le pratiche nuziali rilevano un retroscena poco conosciuto e stravolgono i programmi della coppia

22 Gennaio 2026, 09:14

L'inaspettato finale del matrimonio per una giovane coppia che aveva pronunciato il fatidico: "Sì, lo voglio"

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La sala del Comune di Grosseto era ancora piena di risa, riso e fotografie. Le fedi brillavano appena infilate, i testimoni si stringevano attorno agli sposi. Poi, un attimo dopo l’uscita dalla sala, il corteo si è fermato: due militari dell’Arma dei Carabinieri hanno fatto un passo avanti, hanno chiesto di parlare con il neo marito e, con discrezione, lo hanno invitato a seguirli. Il banchetto è rimasto un’ipotesi, la prima notte di nozze un ricordo che non esisterà: lo sposo, Fares (o Feres) Otay, 23 anni, è stato portato in caserma e quindi in carcere in esecuzione di un ordine di carcerazione divenuto definitivo.

Un matrimonio come tanti, un finale che nessuno si aspettava

Il dettaglio che ha fatto scattare tutto è burocratico, quasi invisibile a chi vive il Comune dal lato dei fiori e delle foto: le pubblicazioni di matrimonio, con l’inserimento dei dati anagrafici nel sistema, hanno fatto emergere la presenza di un provvedimento esecutivo a carico dello sposo. La procedura ha attivato l’allerta ai carabinieri del territorio. Gli uomini dell’Arma hanno scelto di attendere che il rito fosse completato: nessuna irruzione in sala, nessuno stop al “sì”. Solo dopo, con calma, il trasferimento prima in caserma e poi alla casa circondariale di Grosseto, in via Saffi.

Il reato: una rapina violenta nel 2023 a Montalto di Castro

La vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto in abito da cerimonia risale al 2023. Secondo gli atti richiamati dalle cronache, Otay sarebbe stato coinvolto in una rapina a Montalto di Castro (provincia di Viterbo, Lazio). La ricostruzione parla di una vittima accerchiata, minacciata e colpita; nella fase più cruenta sarebbero stati usati una lama e oggetti contundenti. Le percosse terminarono con la sottrazione del telefono cellulare e l’abbandono della persona a terra, ferita. Ad arrestarlo, allora, furono i carabinieri di Civitavecchia; seguì il processo e la condanna.

La condanna: 4 anni e 2 mesi in primo grado, poi la riduzione in appello e il “no” definitivo della Cassazione

In primo grado, Fares/Feres Otay era stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione, oltre a 1.500 euro di multa e al pagamento delle spese processuali. La difesa aveva presentato appello, ottenendo una riduzione della pena. Infine, il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile nelle scorse settimane, rendendo la condanna definitiva e azionabile con l’ordine di esecuzione. La decisione di legittimità avrebbe richiamato la “particolare capacità criminosa” dell’imputato; una formula che, nelle pronunce di inammissibilità, indica spesso l’assenza di motivi fondati per ribaltare il verdetto.

Il dettaglio anagrafico e la “scoperta” durante le pratiche nuziali

A far emergere la posizione dello sposo non sarebbe stato un controllo casuale, ma la routine della macchina amministrativa. Nelle ore precedenti il matrimonio, la coppia aveva completato gli adempimenti: documenti, codice fiscale, identità digitale (SPID, CIE o CNS). È in questo passaggio che — spiegano le fonti — il nominativo di Otay è riapparso nelle banche dati, attivando il protocollo informativo verso i carabinieri maremmani. Il resto è accaduto alla fine del rito civile, quando i militari hanno scelto un intervento “a freddo”, senza interrompere la celebrazione.