L'approfondimento
Harry, ecco la genesi del devastante ciclone: «Il più violento che ha colpito la Sicilia negli ultimi anni»
Dal Sias alcuni dettagli sull'evento meteorologico che ha duramente danneggiato le città costiere della Sicilia Orientale. «Forza non creata dalla velocità ma dalle dimensioni»
immagine Immagini Eumetsat del Meteosat delle 18.40 del giorno 20
Ci vorrà tempo per il ritorno alla normalità in Sicilia. I danni causati dal ciclone Harry sono incalcolabili. Si sfiora il miliardo di euro. Ma guardando gli scenari devastanti provenienti dai borghi marinari delle province di Catania, Messina, Siracusa e Ragusa il bilancio sarà - secondo gli esperti - al rialzo. Quella di Schifani, quindi, è solo una prima stima.
Ma quale è l'origine di questo evento meteorologico straordinario per le nostre latitudini. «Il ciclone Harry è stato il più violento degli ultimi anni. Non per la velocità massima, nel 2019 a Novara di Sicilia si sono toccate punte di velocità di 52,2 m/s adesso di 36 m/s. Ma è stato violento per la vastità del territorio siciliano interessato e per la durata. Per questo è stato più forte del ciclone Athos del 2012», ha detto Luigi Pasotti del servizio agrometeorologico siciliano. «Prendendo in esame le serie di dati della rete Sias, che dal 2002 registra la velocità del vento in modo diffuso sul territorio regionale con 96 stazioni dotate di anemometro a 2 m di altezza dal suolo, in occasione di questo evento 5 stazioni su 96 hanno superato il loro record di raffica massima a 2 m dal suolo, Calascibetta (Enna) 29,6 m/s, Corleone (Palermo) 24,2 m/s, Castelvetrano (Trapani) 20,5 m/s, Sclafani Bagni 20,4 m/s, Canicattì (Agrigento) 20,3 m/s. - aggiunge Pasotti - Anche in questo caso la velocità massima è stata registrata a Novara di Sicilia (Messina). Quello che ha rappresentato la caratteristica del ciclone Harry è stata la velocità media giornaliera. Il numero di stazioni che hanno superato il valore massimo precedente della serie sale a 15. Tra l'altro dato che appare più significativo è quello della media regionale delle velocità del vento medie giornaliere, che risulta pari a 5,43 m/s nonostante dalla serie manchino i dati di due stazioni molto ventose, Salemi e Linguaglossa Etna Nord, quest'ultimo a causa del ghiaccio formatosi sul sensore. A livello regionale infatti la giornata del 20 gennaio appare come la giornata più ventosa di tutta la serie 2002-2026, superando ampiamente i maggiori eventi precedenti, incluso l'evento del 10 marzo 2012, causato da quel ciclone Athos rimasto nella memoria per i gravi danni procurati all'agricoltura».
L'Osservatorio Anbi (l'associazione dei consorzi di bacino) sulle Risorse Idriche ha fatto un'analisi che coinvolge l'innalzamento delle temperature dei mari. «Harry è il prototipo della potenziale forza distruttiva, che viene sprigionata dallo scontro fra le correnti calde in risalita dall'Africa Sahariana (nei giorni scorsi lungo la Penisola ancora si registravano temperature miti intorno ai 15 e sino ai 20 gradi registrati al Sud) e quelle polari, approdate attraverso i Balcani». L'uragano sta scaricando sull'Italia meridionale e sulle isole maggiori tutta l'energia accumulata nel bacino mediterraneo, le cui acque troppo calde (+2,5°) rappresentano il micidiale innesco per eventi meteorologici estremi. «È andata meno male di quanto temuto perché, in numerose altre occasioni, eventi come il medicane Harry hanno provocato danni molto più ingenti e vittime. È evidente, però, che è necessario aumentare urgentemente la resilienza dei territori ai fenomeni estremi: dalle alluvioni alla siccità - commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell'Anbi -. Servono volontà condivise per investimenti in manutenzione straordinaria dei territori, nuove infrastrutture idrauliche, ricerca ed innovazione, promozione di una cultura dell'acqua».