il caso
Consorzio Universitario di Agrigento: il "dietrofront" che spiazza tutti. Perino ritira le dimissioni, Mangiacavallo revocato
Una lettera tardiva, un’assemblea mai celebrata e una delibera che azzera i giochi: dentro la mappa delle mosse che hanno riportato l’ECUA al punto di partenza
Giovanni Perino e Nenè Mangiacavallo
Il 14 gennaio 2026 doveva essere il giorno dell’insediamento di Antonino (Nenè) Mangiacavallo alla presidenza del Consorzio Universitario Empedocle (ECUA), ma una nota dell’assessore regionale Mimmo Turano ha congelato tutto. Sei giorni dopo, il 20 gennaio, la Giunta Schifani ha messo il sigillo definitivo: la nomina di Mangiacavallo è stata revocata e Giovanni Perino è tornato ufficialmente alla guida dell'ente.
Il cuore della vicenda è un paradosso amministrativo. Perino si era dimesso a settembre 2025 per motivi familiari, restando in carica solo per l'ordinaria amministrazione. Tuttavia, il 19 gennaio 2026, ha formalizzato il ritiro di quelle dimissioni, spiegando che le esigenze personali erano venute meno. Poiché l'Assemblea dei soci non aveva mai ratificato le sue dimissioni né il nuovo insediamento di Mangiacavallo, il "passaggio di consegne" è rimasto in un limbo giuridico. La Regione ha quindi scelto la strada
Il dossier si è impantanato proprio nell'ultimo miglio. Sebbene la nomina di Mangiacavallo fosse legittimata dalla Giunta regionale sin da novembre, l'Assemblea dei soci dell'ECUA — tra assenze strategiche e mancanza di numero legale — non ha mai votato la ratifica necessaria. Una "paralisi" che ha spinto l'assessore Turano a chiedere lo stop alle procedure, portando alla revoca del decreto di nomina del medico agrigentino, che ha duramente criticato i rinvii definendoli una "banale perdita di tempo".
Con la nomina di Raffaele Sanzo alla vicepresidenza (al posto di Giovanni Ruvolo), la governance sembra ora stabilizzata. Ma le sfide restano enormi. La CGIL e gli stakeholder locali chiedono chiarezza: i rapporti tesi con l'Università di Palermo (UniPa) e le criticità dell'offerta formativa 2026/2027 richiedono un Cda operativo e non distratto da giochi di palazzo. Agrigento, città dei templi e polo universitario strategico, non può permettersi una gestione "a intermittenza". La lezione di questa vicenda è chiara: senza procedure certe e responsabilità condivise tra i soci, il rischio è che a pagare il prezzo dell'incertezza siano, come sempre, gli studenti e il territorio.