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Il ciclone devasta gli agrumeti: «Distrutto l’80% della produzione»

Danni ingenti nel comparto agrumicolo dopo piogge torrenziali e venti oltre i 100 km/h. L’allarme di un produttore della piana: «Serve subito lo stato di calamità»

22 Gennaio 2026, 17:17

17:59

Il ciclone devasta gli agrumeti: «Distrutto l’80% della produzione»

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A tre giorni dalla furia devastante del ciclone Harry, inizia la conta dei danni. In ogni settore, danneggiato o messo in ginocchio da mari, piogge e venti che in 48 ore hanno prodotto devastazione ovunque. Così come nel comparto agrumicolo dove è andata perduta la maggior parte della produzione anche a causa dello straripamento dei fiumi.

A lanciare l’allarme dal nostro territorio è Enzo Cottone, agrumicoltore e proprietario di un fondo nella piana di Catania. Che reclama interventi urgenti e chiede al contempo un tavolo tecnico con gli assessorati locali per quantificare i danni e trovare soluzioni.

«Il ciclone – afferma Cottone – non ha causato danni solo a strutture, strade, centri abitati o infrastrutture ma ha messo in ginocchio l’intero comparto agrumicolo. Le forti piogge hanno fatto sì che straripassero i fiumi che hanno sommerso terreni, cosa che sta provocando una forte cascola anticipata dei frutti. Il forte vento, di oltre 100 chilometri orari, ha completamente distrutto parte degli agrumi appesi sugli alberi. Circa il 80% della produzione quest’anno è andata distrutta». Una grave situazione che sta generando forte preoccupazione in tutto il settore, che oggi si sente più che mai amareggiato e abbandonato e vorrebbe essere ascoltato dalle istituzioni.

«Da imprenditore agricolo – continua Cottone – chiedo, insieme agli altri colleghi che si trovano nella mia stessa situazione, alle autorità locali di adottare un sistema di controllo del territorio e tutelare i diritti di ogni singolo produttore che ha subìto danni. Auspico pertanto che il locale assessorato all’Agricoltura si riunisca in un tavolo tecnico, invitando a partecipare anche i rappresentanti dei comuni limitrofi, Carlentini e Francofonte, per fare una stima dei danni. Chiediamo che venga dichiarato lo stato di calamità e che giungano con urgenza gli aiuti economici necessari a sostenere le aziende che hanno bisogno di andare avanti».

Enzo Cottone possiede un fondo di 60 ettari adibito alla coltivazione di agrumi anche se coltiva parallelamente ulivi e melograni. Più volte è stato costretto a subire duri colpi da alluvioni e piogge torrenziali che hanno distrutto tutte le piante, obbligandolo a ripiantare tutto nuovamente. Poi le conseguenze del virus Tristeza. E oggi, un’altra batosta.

«Dopo – conclude l’imprenditore – un inizio di campagna troppo lento, causato dalla forte e sleale concorrenza estera, tanti produttori aspettavamo il mese di gennaio per poter vendere le nostre arance, portate a compimento con enormi sacrifici, trascurando anche impegni familiari. Per un produttore, crescere un agrumeto è come crescere un figlio a tal punto da trascurare la propria vita, la libertà di stare con la famiglia, lavorando perfino la notte pur di non fare soffrire una pianta e portare a termine un frutto. Invece è bastato il ciclone Harry per rimetterci di nuovo in ginocchio».