Il post ciclone
Fondachello e Torre Archirafi “sfigurate”
Spettrale lo scenario nelle due frazioni a mare del litorale jonico dopo il passaggio del ciclone Harry. I residenti più anziani evocano i disastri del 1933, mentre le ruspe lavorano senza sosta per liberare strade e garage dai detriti
Il ciclone “Harry” è passato, ma la sua firma sul litorale jonico è una scia di devastazione che ha cambiato i connotati urbanistici di Fondachello e Torre Archirafi. Ieri mattina, i due borghi marinari si sono svegliati in un’atmosfera surreale, sospesi tra il fango e i primi, timidi bagliori di un sole che fatica a bucare un cielo ancora plumbeo e "funereo".
A Fondachello, il bilancio dei danni assume i contorni della tragedia economica e affettiva. La furia delle onde, che per quarantotto ore ha martellato la costa senza sosta, ha presentato il conto più salato. Qui, due storici stabilimenti balneari, punti di riferimento per generazioni di bagnanti e pilastri del turismo locale, sono stati letteralmente spazzati via. Laddove sorgevano strutture permanenti, pedane e aree relax, oggi restano solo monconi di legno, sabbia mista a detriti e il vuoto lasciato dalla violenza del mare. E purtroppo non si tratta solo di danni materiali, ma della cancellazione di attività che rappresentavano l'identità stessa della frazione mascalese. In via Spiaggia, sul lungomare, ruspe e bob cat con il supporto delle associazioni di volontariato della Protezione civile, tra cui il Noes, hanno rimosso la sabbia che copriva la strada, rendendo difficoltoso anche il transito per i mezzi di soccorso.
Tra i residenti più anziani del borgo mascalese, lo sgomento è palpabile: nessuno, tra le generazioni attive, ricorda un evento di tale portata. Per trovare un termine di paragone bisogna scavare profondamente nella memoria storica, arrivando a ritroso fino agli anni '30. «Nel 1933 - racconta con voce ferma ma lucida una residente di via Spiaggia - ricordo un quadro pressoché analogo. Ero piccola, ma le immagini delle onde che raggiunsero le abitazioni travolgendo ogni cosa sono rimaste impresse. Poi ci fu un altro evento, seppur di minore entità, nel 1972. Ma come l’altra notte... no, non ricordo una furia così potente in tutta la mia vita». Molti titolari di bar e negozi, ma anche i proprietari di case vacanza e di villeggiatura hanno lavorato ininterrottamente per svuotare i locali dall'acqua mista a sabbia, nel tentativo disperato di salvare arredi e scorte.
Anche a Riposto, ieri, sin dalle prime ore del mattino, mezzi al lavoro sul lungomare Pantano per ripristinare la viabilità, anche se le ferite sono profonde e, purtroppo destinate a rimanere evidenti, in attesa di cospicue risorse che si rendono necessarie per ripristinare lunghi tratti di marciapiedi antistanti la pista ciclopedonale letteralmente collassati, inghiottiti dal vuoto creato dall'erosione sotterranea delle onde. Ferite evidenti anche nel molo foraneo, lungo il quale spiccano scheletri di infrastrutture di servizio per le imbarcazioni e una decina di pali della luce abbattuti. Mentre è ridotto ad un campo minato il camminamento con il muro paraonde squarciato e le ringhiere pericolosamente penzolanti.