Rifiuti
La Sicula Trasporti vuole "resuscitare" la discarica chiusa da dieci anni: trovato spazio per altre 120mila tonnellate di rifiuti
«Notevoli assestamenti» avrebbero fatto scendere il livello dell'immondizia abbancata di oltre sei metri, permettendo di trovare nuovo spazio per altra spazzatura
Dieci mesi di vita in più. La discarica della Sicula Trasporti di contrada Grotte San Giorgio, fra Catania e Lentini, è pronta per essere resuscitata e, secondo l’azienda, può abbancare quasi altri centomila metri cubi di immondizia, pari - a spanne - a 120mila tonnellate. E chi lo avrebbe mai detto, considerando che era ferma dal 2015 e che a maggio 2016, cioè dieci anni fa, la società Sicula ha presentato una proposta per il capping, cioè la copertura dell’impianto (tombandoci dentro i rifiuti).
È proprio il progetto di chiusura che, adesso, Sicula Trasporti chiede di modificare. E lo fa con una nota firmata dall’amministratore giudiziario dell’azienda, Salvatore Belfiore, che ne tiene in mano le sorti dal giorno in cui l’inchiesta Mazzetta Sicula, per corruzione e gestione illecita della spazzatura, ha interrotto l’impero della famiglia Leonardi, proprietaria di Sicula. La società chiede alla Regione Siciliana di potere provvedere alla «riprofilatura della morfologia finale del corpo dei rifiuti che garantisca sia la stabilità, sia il naturale allontanamento delle acque meteoriche».
Leggendo i documenti tecnici, la questione è un po’ più chiara. Nel 2010 la discarica di Grotte San Giorgio è stata autorizzata ad abbancare un milione di metri cubi di spazzatura indifferenziata. A cui, nel 2014, è stato chiesto di poterne aggiungere altri centomila. Per rendere più armonico il profilo delle dune di immondizia. Cosa che, nel 2015, gli uffici regionali concedono. A maggio 2015, raggiunta la capacità massima, Grotte San Giorgio chiude.
In questi nove anni e mezzo, «si segnala tuttavia che vi sono stati notevoli assestamenti, con conseguenziali abbassamenti dell'ordine di metri, rispetto la sezione volumetrica autorizzata». Eppur si muove, insomma. Gli «assestamenti» avrebbero generato un avvallamento profondo sei metri, che si può agevolmente riempire con altri centomila metri cubi di frazione secca mista, il «sopravaglio» generato dal trattamento meccanico biologico.
Scrive la Sicula che, mentre i costoni perimetrali sono rimasti all’altezza autorizzata, il centro della discarica si è abbassato, generando «quasi un bacino di raccolta delle acque meteoriche». Una sorta di laghetto sulla spazzatura, che impedisce il deflusso della pioggia.
«Pertanto - continua la società - è indispensabile riconfigurare l’attuale situazione a quella di progetto ed è altrettanto improponibile porre uno strato di sei metri di materiale naturale che graverebbe negativamente sul corpo dei rifiuti abbancati, per l’eccessivo peso rappresentato dal peso specifico degli inerti naturali». Non c’è alternativa, insomma: serve altra monnezza.
«Il che darebbe un notevole vantaggio ambientale legato al non reperimento, e quindi consumo, di terreno naturale e inoltre si assolverebbe anche una finalità di tipo sociale, seppur limitata nel tempo, che consiste nella possibilità di far risparmiare alla collettività l’elevato costo della attuale Tari (la tassa sui rifiuti, ndr) dovuto alla spedizione all’estero del rifiuto non riciclabile per mancanza di discariche».
Come dire: questi centomila metri cubi di immondizia, pari a circa dieci mesi di vita di discarica (immaginando l’arrivo di 12mila tonnellate di indifferenziata al mese), sono un regalo insperato per la Sicilia tutta. La richiesta di Sicula Trasporti dovrà essere adesso valutata dalla Regione. Il 19 gennaio, lunedì, è stata girata alla Cts, la Commissione tecnico-specialistica che sarà chiamata, per prima, a esprimere un parere.