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il reportage

Musumeci tocca il disastro: «Non è questione di fondi». Prossima settimana lo stato di emergenza. «Ma la Regione mandi le carte»

L'ex governatore a Santa Teresa di Riva e Catania. Parla coi sindaci e con i titolari di locali e stabilimenti. Polemiche sulle coperture assicurative obbligatorie

Salvo Catalano

23 Gennaio 2026, 07:44

09:16

musumeci ciclone santa teresa

La scia del ciclone Harry odora anche di fogna. Su alcuni tratti del litorale messinese che con orgoglio sventola la Bandiera Blu oggi scaricano le acque nere, perché il mare ha strappato tutto: condotte idriche, collettori fognari, cavi dell'energia elettrica. Il ministro alla Protezione civile Nello Musumeci sceglie Santa Teresa di Riva come tappa emblematica di una via crucis impossibile da percorrere interamente. «Sono qui per far sentire la vicinanza del governo a questi territori. Quello che ho visto è impressionante», dice l'ex governatore. Qualche chilometro più a Nord, alle porte di Messina, penzola il binario unico della ferrovia che collega a Catania. La mareggiata lo ha lasciato sospeso nel vuoto. Da Roccalumera a Taormina, passando per Sant'Alessio e Furci Siculo, ogni comunità si lecca le ferite e conta gli sfollati, i cittadini rimasti al buio e al freddo, le attività commerciali squarciate dalle onde.

«È difficile intervenire», prova a spiegare Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa e braccio destro di Cateno De Luca, facendosi largo a fatica tra i giornalisti che si accalcano attorno a Musumeci, fino a sbottare: «Così non si può, questa non è un passerella». Nonostante i due bypass alla condotta idrica che hanno permesso di riportare l'acqua corrente all'80% della popolazione, qui ancora più di mille persone sono senza luce. «Sembra un bollettino di guerra», chiosa il sindaco. Il ministro ascolta e rilancia: «Il vostro interlocutore in questa fase deve essere la Regione - spiega facendo ordine sulle responsabilità di ciascuna istituzione - i Comuni dovranno operare una ricognizione dei danni, dovranno relazionare al governo regionale che delibererà la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale». La prossima settimana è fissato un Consiglio dei ministri in cui Musumeci si impegna a «portare la proposta e non credo ci saranno difficoltà».

santa teresa di riva

Quello che resta del lungomare di Santa Teresa di Riva

Tuttavia - è il richiamo che l'ex governatore non si stanca di sottolineare per tutto il pomeriggio - «mi auguro che per quel giorno le Regioni mi abbiano fatto avere tutta la documentazione necessaria». Insomma, i compiti a casa vanno fatti bene e velocemente. «Credo che possano bastare alcuni giorni», aggiunge. Perché qui il fattore tempo è determinante per riuscire a salvare la stagione estiva su cui queste comunità reggono gran parte della loro economia.

Che non sia «un problema di risorse, ma di procedure» il ministro meloniano lo dice espressamente. La prima stima l’ha provate a fare ieri la Regione: 741 milioni di euro. Ma la stima sarebbe al ribasso. Altre valutazioni parlano già di un miliardo. Eppure in serata Musumeci si collega su Rete4 e, a proposito di cifre, rimane più prudente: «Mi sento di dire che andiamo oltre il mezzo miliardo, ma si potrebbe arrivare a 700-800 milioni». Per tutte e tre le regioni colpite: Sicilia, Calabria e Sardegna.

Lungomare di Catania al buio

Dopo avere fatto i complimenti alla prefetta di Messina Cosima Di Stani per la gestione dell'emergenza («cominciamo a contare i morti mancati perché il sistema di allerta ha funzionato», sottolinea Fabio Ciciliano, capo della protezione civile nazionale), il ministro scappa nella sua Catania, dove ad attenderlo c'è un lungomare ancora al buio. I catanesi, però, continuano ad affluire in pellegrinaggio a vedere come sta la scogliera. Si scattano foto, si racconta ai parenti con una live quello che tutti i media hanno già mostrato, ma meglio verificarlo di persona.

Musumeci, atteso a Ognina, cambia programma a si ferma in piazza del Tricolore per poi "scendere" al borgo di San Giovanni Li Cuti. A scortarlo c'è il vicesindaco Massimo Pesce. Il sindaco Enrico Trantino è a Roma per un impegno istituzionale già preso in precedenza. In riva al mare etneo c'è più tempo per fermarsi a parlare con i titolari dei locali e gli stabilimenti colpiti. E anche per loro, vale la stessa risposta data ai sindaci messinesi: «Parlate con la Regione». A fianco, Cocina prende nota.

Ma l'ex presidente fa in tempo per tirare fuori un'altra sua battaglia che oggi torna d'attualità: quella sulle coperture assicurative. «Bisogna capire quante sono le attività danneggiate, quali quelle coperte con assicurazione - dice -. Ricordo che da qualche mese in Italia l'assicurazione contro le catastrofi è obbligatoria, quindi la ricognizione va fatta attentamente». Parole che fanno infuriare Confesercenti. «Chiariamo subito un punto - replica prontamente l'associazione - la polizza "cat nat" obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti-. Chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l'evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso».