La confisca
L'imprenditore con il pallino degli affari e il linguaggio di Cosa nostra: ecco chi è il sorvegliato speciale della provincia di Enna
Da guardia giurata a impresario sotto indagine: estorsioni con aggravante mafiosa, vendita di falsi crediti fiscali e confisca della DIA per 1,2 milioni di euro
Prima guardia giurata, poi estortore e il pallino di fare affari con l’imprenditoria e con la vendita di crediti fittizi. Senza mai tralasciare Cosa nostra in cui avrebbe fatto affari. Poi un periodo da confidente dell’antimafia di Caltanissetta ma il suo apporto non avrebbe portato frutto. È questo l’identikit di Massimiliano Mangione, l’imprenditore edile nato a Mazzarino (in provincia di Caltanissetta) e residente ad Aidone (in provincia di Enna) a cui la DIA di Caltanissetta ha confiscato beni per un milione e 200mila euro.
Le pagine delle cronache con il suo nome sono tante. E bisogna andare indietro nel tempo, esattamente nel 2000 quando, in qualità di guardia di giurata, è stato accusato di tentato omicidio ma poi ne è uscito indenne dal processo perché c’era stato uno scambio di persona. Poi il passaggio ad imprenditore gentiluomo, lì pronto ad evidenziare all'ufficio postale di Aidone che non era stata registrata l'operazione di prelievo di 4.100 euro effettuata qualche ora prima da lui stesso.
A parte questo nobile gesto una sfilza di procedimenti penali e le condanne definitive per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, la truffa e l’associazione a delinquere. Un imprenditore che il linguaggio di Cosa nostra lo avrebbe sempre conosciuto tanto che è finito coinvolto in una maxi inchiesta della DDA di Palermo tra mafia e imprenditoria tra le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Ma non finisce qui perché dopo i suoi grattacapi giudiziari ha provato la strada della collaborazione con la giustizia, in particolare con la DDA di Caltanissetta. E quei racconti non hanno portato a nulla di nuovo per le investigazioni che si stavano compiendo nel territorio ennese. Poi la nuova attività, forse quella più redditizia: fare affari con la vendita dei falsi crediti fiscali. E anche in questo caso nuovi grattacapi giudiziari, nuovi procedimenti dopo le indagini della Guardia di Finanza.
Un imprenditore, insomma, che con l’illecito avrebbe camminato a braccetto. Ora per l’imprenditore è giunta la scura della misura di prevenzione notificata dalla DIA, guidata da Giuseppe Ialacqua, che ha rilevato delle anomalie economiche tra affari imprenditoriali e investimenti. Da qui la misura di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta a carico di Mangione con la confisca – seppur di primo grado e pari a un milione e 200mila euro - dell’intero capitale sociale e i beni strumentali di una società a responsabilità limitata attiva nell’edilizia e di una ditta individuale operante in agricoltura, nonché tre fabbricati, tre terreni, tre autovetture e numerosi rapporti bancari intestati all’indagato e ai familiari. Per l’uomo, ritenuto socialmente pericoloso, anche la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno ad Aidone, per la durata di tre anni. L'imprenditore ora dovrà dimostrare che quell'impero che gli è stato confiscato è frutto del suo lavoro.