la paura
La collina che cede sopra la Panoramica dei Templi: crepe nella roccia, nodi nella politica
Un crollo a ridosso del Tempio di Giunone riaccende l’allarme su dissesto, manutenzioni e sulla (mancata) “biblioteca” del Parco: cosa sappiamo, cosa non sappiamo e cosa va fatto
Allo sbalzo della luce pomeridiana, il costone che domina la via Panoramica dei Templi sembra scolpito da secoli immoti. Poi, all’improvviso, il rumore sordo: un lembo di collina si stacca, scivola lungo il versante e si ferma a pochi metri dall’asfalto che porta verso l’ingresso del Tempio di Giunone. Sotto, la strada più iconica di Agrigento; sopra, l’area individuata per la futura “casa dei libri” del Parco archeologico. A segnalare il nuovo cedimento è l’associazione ambientalista Mareamico, che da anni ripete lo stesso monito: “Qui la terra è fragile, e sta cedendo”. La vicinanza al sito monumentale riporta al centro due questioni: la sicurezza del versante e la destinazione del fabbricato individuato dal Parco come potenziale sede di una biblioteca tematica, che nelle intenzioni di alcuni avrebbe dovuto essere intitolata a Marcello Dell’Utri.

Dove e cosa è successo
Il crollo interessa un tratto del versante che incombe su un segmento della SP 4 – via Panoramica dei Templi, l’arteria che costeggia la Valle e che dà accesso, lato est, all’area di Giunone. Non è la prima volta che quell’orografia “mobile” presenta il conto: un precedente rilevante risale al 19 dicembre 2015, quando un grosso blocco di tufo si staccò dallo stesso costone, costringendo alla chiusura precauzionale della strada fra il piazzale antistante il tempio e la rotatoria di Porta Aurea sulla SS 640. Anche allora non ci furono feriti, ma si impose un intervento di rilievo con sopralluoghi congiunti di Protezione civile, Libero Consorzio e Ente Parco per valutare disgaggi e chiodature del versante. Sono precedenti utili per comprendere la ricorrenza del rischio in quel punto, più che un’eccezione.
Perché il versante cede: la geologia che non perdona
La Valle dei Templi è un paesaggio grandioso e, insieme, un sistema geologico sensibile. La letteratura tecnica descrive il sito come una struttura a “sinclinale” in cui strati differenti si sovrappongono: in alto le calcareniti, rocce calcaree friabili e fissurate; più in basso marne e argille che si deformano sotto carico e si imbibiscono d’acqua. Questo “sandwich” naturale, combinato con eventi meteorici intensi e con una storica carenza di regimentazione delle acque, produce instabilità periodiche dei versanti, soprattutto lungo la direttrice che va dal Tempio di Giunone al Tempio della Concordia. È un tema noto ai tecnici e ribadito in studi divulgativi recenti, che mappano anche la grande frana del 1966 e i punti critici del fianco sud della collina. Il risultato è semplice e drammatico: quando le calcareniti in alto si fratturano e le marne in basso si ammorbidiscono, il versante perde coesione. Lì, ogni pioggia insistente conta.
La dinamica osservata lungo la costa agrigentina, dalla Scala dei Turchi alla collina del Caos, rinforza il quadro: la combinazione di dissesto idrogeologico, erosione marina e mancata gestione delle acque di ruscellamento accelera arretramenti di 1–2 metri l’anno in tratti vulnerabili. Sebbene il contesto lungo la Panoramica non sia costiero, la causalità di fondo – terreni deboli, acque mal governate, manutenzioni episodiche – è la stessa, come ripetono da tempo gli ambientalisti.
Il punto sensibile: la “casa dei libri” e il caso Dell’Utri
Il crollo si è verificato sotto la zona in cui, negli scorsi anni, era stata ipotizzata la collocazione di una biblioteca tematica del Parco archeologico. A lungo si era parlato di un fondo librario riconducibile a Marcello Dell’Utri, con l’idea di una “Biblioteca Utriana” all’interno di un immobile storico dell’area (la cosiddetta “Casa Morello”). La vicenda è nota e controversa: nel gennaio 2024, in Aula all’Assemblea regionale siciliana, l’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha chiarito che la Regione Siciliana non intendeva procedere né accogliere la proposta di intitolazione, ricordando che già nel 2021 il Parco della Valle dei Templi aveva espresso parere negativo alla costituzione di una fondazione libraria all’interno del proprio perimetro. La linea politica è stata confermata da comunicazioni ufficiali e ripresa da diverse testate locali e regionali.
Le resistenze non sono state solo normative. Nel luglio 2023, il procuratore reggente di Agrigento Salvatore Vella definì “irrispettosa” l’idea di intitolare un luogo di cultura a Dell’Utri; associazioni come ARCI Sicilia e ARCI Agrigento presero posizione invitando le istituzioni alla prudenza. Il dibattito è tornato a ondate fino al 2025, quando nuove dichiarazioni dell’ex senatore hanno riacceso l’attenzione. Ma il punto ufficiale – ad oggi – è che la biblioteca “a nome Dell’Utri” nella Valle non si farà. Ciò non toglie che l’immobile in questione resti un nodo urbanistico, logistico e simbolico: se dovrà ospitare funzioni culturali pubbliche, prima di tutto va messa in sicurezza la collina che ha sopra e sotto.
Cosa ha segnalato Mareamico e perché conta
La nuova frana è stata segnalata da Mareamico, realtà che negli anni ha documentato innumerevoli episodi di erosione e cedimenti nell’Agrigentino, producendo video, rilievi fotografici e sollecitando interventi strutturali. Nell’archivio pubblico, le denunce su crolli alla Scala dei Turchi e alla collina del Caos – aree molto diverse dalla Panoramica ma unite dalla comune vulnerabilità geologica – testimoniano una presenza civica costante e spesso scomoda, che ha forzato l’agenda delle istituzioni sui temi del monitoraggio, della messa in sicurezza e della vigilanza dei siti sensibili. È un ruolo di spinta che, in un territorio “mobile” come questo, è diventato parte dell’ecosistema di tutela.