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Multinazionali a Catania: volano regionale, ma non bastano per far decollare l'economia locale
Queste grandi aziende portano investimenti e competenze, però retribuzioni contenute e limitati effetti di trascinamento frenano lo sviluppo territoriale
STM
La presenza delle multinazionali è spesso indicata come uno degli assi portanti dell’economia catanese. Ma quanto incidono davvero oggi sullo sviluppo del territorio? Ultimi dati Istat sui risultati economici delle corporate a livello locale aiutano a chiarire il quadro.
La presenza dei grandi gruppi internazionali - insieme ai locali e nazionali - rafforzano la competitività della provincia di Catania all’interno della Sicilia, ma non in modo sufficiente da ridurre la differenza con le aree economicamente più avanzate del Paese, nonostante i grandi nomi.
La provincia etnea conta 66.478 imprese attive e 198.396 addetti complessivi, di cui 137.340 dipendenti. Il fatturato totale del sistema produttivo raggiunge 22,7 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto si attesta a 6,3 miliardi. La produttività media è pari a 38,6 mila euro per addetto.
In questi risultati giocano un ruolo centrale, appunto, le multinazionali. Sul territorio operano gruppi di primo piano come STMicroelectronics, che a Catania concentra uno dei suoi principali poli europei tra produzione e ricerca, Zoetis con lo stabilimento farmaceutico veterinario, e 3Sun di Enel Green Power, punto di riferimento europeo per il fotovoltaico. Tutte aziende ad alta intensità di capitale e tecnologia, capaci di attrarre investimenti e competenze, ma con un impatto occupazionale relativamente contenuto e una limitata capacità di trascinamento sull’intero tessuto economico locale.
Ma Catania compete in regione solo con Palermo e con un certo equilibrio. Il capoluogo regionale registra 66.048 imprese attive, quindi un numero quasi identico a quello catanese, con 195mila addetti, circa 3mila in meno. Anche i volumi economici sono simili: 22,5 miliardi di euro di fatturato e 6,5 miliardi di valore aggiunto, leggermente superiori a quelli etnei. I dati confermano una "battaglia" tutta interna alla regione, che nella parte occidentale della Sicilia si gioca grazie alla forza di una sede Fincantieri, la presenza di Edison, Enel, una sede IBM.
Un salto di scala utile a capire le potenzialità del territorio catanese si nota da un confronto con Venezia. A fronte di 69.396 imprese attive, quindi un numero comparabile, la provincia veneta impiega circa 272mila addetti, quasi 74mila in più rispetto a Catania. Il fatturato complessivo arriva a 39 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto supera 10,9 miliardi, quasi il doppio di quello etneo. C'è una differenza nella struttura produttiva data dalla presenza di aziende che operano nella cantieristica e la logistica portuale oltre che nell'energia. Il riferimento è Fincantieri, Eni e operatori portuali internazionali come Psa International.
Anche i salari seguono la stessa linea. A Catania la retribuzione media annua per dipendente è di 18,5 mila euro, lo stesso valore di Palermo. In Sicilia fa meglio Siracusa che supera i 21.700 euro. È tra le RAL più basse in Italia, meno coerente con le medie del Mezzogiorno, dove il dato di Siracusa è il secondo più alto di Sud e Isole. A Venezia la RAL media sale a 23.244 euro, con una differenza di quasi 5mila euro che incide direttamente su potere d’acquisto e consumi.
Il quadro che emerge dall'analisi dei dati suggerisce questa conclusione. Le multinazionali presenti a Catania svolgono una funzione essenziale, cioè portano investimenti, occupazione qualificata e mantengono il territorio competitivo a livello regionale. Senza di loro l’economia locale sarebbe più fragile. Ma i numeri indicano anche un limite evidente. Questa presenza - comunque accompagnata da realtà imprenditoriali importanti, oltre che nazionali - non si traduce ancora in valore competitivo diffuso, salari più alti e crescita strutturale. È su questo passaggio, più che sull’attrazione di nuovi grandi nomi, che si gioca la vera sfida economica della provincia etnea.