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il ciclone harry

La conta dei danni dice 740 milioni: come saranno ripartiti i ristori per imprese, turismo e balneari colpiti dalla tempesta

Dalle prime somme per la messa in sicurezza ai canali nazionali ed europei: cosa c’è nel pacchetto, chi potrà accedere e con quali scadenze

Redazione La Sicilia

24 Gennaio 2026, 00:40

Come saranno ripartiti i ristori per imprese, turismo e balneari colpiti dal ciclone

Sui lungomari di Catania e del Messinese, le barriere divelte lasciano varchi che raccontano la furia del ciclone Harry più di qualsiasi fotografia. Intanto a Palermo, a Palazzo d’Orléans, la Giunta regionale ha tirato le prime righe del piano: soldi subito, poteri straordinari, dossier aperto con Roma e con Bruxelles. Non è un racconto di promesse: sono numeri, capitoli di bilancio, procedure e scadenze. E, soprattutto, una domanda che chi lavora nel turismo e nei balneari si pone da giorni: come arriveranno i ristori e quando si potrà ripartire davvero?

Il quadro: danni, stato di emergenza e prima cassetta degli attrezzi

In Sicilia le prime stime parlano di oltre 740 milioni di euro di danni materiali provocati dal ciclone. La Giunta ha dichiarato lo stato di crisi ed emergenza regionale per 12 mesi, chiedendo contestualmente il riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale. Nel frattempo ha varato un pacchetto da 70 milioni di euro per gli interventi urgenti: 50 milioni immediatamente disponibili e 20 milioni da attivare con una norma in ARS (Assemblea regionale siciliana). Commissario delegato per l’attuazione: il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina.

Sul fronte della quantificazione economica complessiva, il conto potrebbe superare il miliardo considerando le perdite indirette e i mancati redditi, in linea con la cornice stimata a livello interregionale (Sicilia, Sardegna, Calabria). Ma per ora i 740-741 milioni sono la bussola istituzionale su cui poggia la prima risposta finanziaria.

Cosa c’è dentro i “50 milioni subito”: capitoli, destinazioni e priorità

La delibera che sblocca i 50 milioni entra nel dettaglio di capitoli e fonti. La ripartizione è questa: 12,5 milioni per spese correnti e 37,5 milioni per spese in conto capitale. La parte corrente arriva da tre rubinetti: 8 milioni dal Fondo di riserva per spese impreviste; 3 milioni dal Fondo regionale per interventi correnti connessi allo stato di emergenza; 1,5 milioni per spese di prima assistenza e pronto intervento.

Sui 37,5 milioni in conto capitale, la copertura è più stratificata: 2,5 milioni dal Fondo emergenze in conto capitale; 1,432 milioni dal capitolo emergenze/post-emergenze; 4,5 milioni dalla revoca della delibera n. 202/2022 (Pumex, Lipari); 10 milioni dalla revoca della delibera n. 24/2020 (riqualificazione Padiglione 20 dell’ex Fiera del Mediterraneo a Palermo); 19 milioni da risorse ex art. 38 dello Statuto, relative a somme perenti al 31/12/2024. Una scelta, quest’ultima, che rende evidente la vocazione “cacciavite” del provvedimento: stornare dove si può per mettere in sicurezza subito porti, strade litoranee, argini, stabilimenti e strutture pubbliche compromesse.

Il pacchetto è incardinato su una priorità operativa: ricognizione dei danni, messa in sicurezza, riapertura dei collegamenti e ripristino delle condizioni minime per consentire la riattività delle attività produttive e dei servizi turistici. Per gli operatori del mare, c’è un dato che pesa: i danni agli scali portuali superano gli 85 milioni, con punte in provincia di Catania. Un conto che richiederà un cantiere finanziario dedicato, oltre le prime somme.

Dove serviranno di più: mappa territoriale e settori colpiti

La fotografia resa pubblica dalla Protezione civile regionale indica la provincia di Catania come la più danneggiata (244 milioni circa), seguita da Messina (202,5 milioni), Siracusa (159,8 milioni), poi Agrigento (33 milioni), Ragusa (29,9 milioni), Palermo (23,2 milioni), Trapani (18,1 milioni), Caltanissetta (15,8 milioni) ed Enna (14,8 milioni). Per settori, la viabilità concentra oltre 273,8 milioni di danni; poi porti (85,7 milioni), attività produttive (73,9 milioni), edilizia pubblica (58,7 milioni), edilizia residenziale (46,6 milioni), dissesto idrogeologico (112,9 milioni), ristori (51 milioni) e “altri danni” (39,7 milioni). Sono numeri utili a comprendere dove si direzioneranno i primi cantieri e, di riflesso, la tempistica di riapertura per il tessuto economico e turistico.

Imprese, turismo, balneari: cosa si potrà ottenere subito e cosa richiederà più tempo

Per le imprese e le attività economiche-produttive colpite (incluse le strutture ricettive e gli stabilimenti balneari in quanto imprese), l’accesso ai primi contributi passa dalla procedura ordinata dal Commissario delegato. La prassi nazionale e regionale prevede modelli standard per la ricognizione dei danni e il sostegno immediato: la cosiddetta Scheda C1 per le attività economiche e produttive e la Scheda B1 per i nuclei familiari. Queste schede servono sia a fotografare i fabbisogni sia, ove previsto dall’ordinanza, ad attivare il contributo per l’“immediato sostegno” e per la “ripresa delle attività”. I Comuni raccolgono le domande e le trasmettono al Dipartimento regionale di Protezione civile, che istruisce e aggrega il fabbisogno.

Nel merito, i contributi iniziali coprono in genere spese di urgenza e ripristino, con massimali e percentuali definiti dalle ordinanze (nazionali o commissariali) emanate a valle della dichiarazione di emergenza. La pubblicazione dell’ordinanza specifica per l’evento “Harry” chiarirà gli importi ammissibili per danni a macchinari, strutture, attrezzature e scorte; nel frattempo, l’invito agli operatori è a documentare con perizie e pezze giustificative tutte le spese indispensabili già sostenute per la messa in sicurezza.

Per gli stabilimenti balneari, oltre ai contributi in quanto imprese, peseranno gli interventi infrastrutturali sui litorali, i porticcioli e le opere di difesa costiera. Le associazioni di categoria hanno già quantificato in oltre 100 milioni di euro le necessità per evitare un avvio zoppicante della stagione 2026; la CNA Balneari Sicilia parla di “danni gravissimi” e chiede un doppio binario: risorse e certezze sulle concessioni per poter investire nella ricostruzione.

Criteri di accesso: chi può fare domanda e con quali requisiti

Nell’attesa dell’ordinanza commissariale dedicata, si può tracciare l’architettura attesa dei criteri, perché coincide con quella già applicata in casi analoghi: soggetti beneficiari: titolari di attività economiche e produttive operanti nei territori individuati dai provvedimenti emergenziali, comprese le imprese turistico-ricettive e gli stabilimenti balneari in regola con iscrizione alla CCIAA, DURC e adempimenti fiscali. Per i privati, i nuclei familiari residenti nei Comuni interessati. Condizioni di ammissibilità: nesso di causalità diretto tra il danno e gli eventi del 19-21 gennaio 2026, attestato da perizia o relazione tecnica; spese coerenti con le tipologie ammesse (messa in sicurezza, ripristino, sostituzione beni e attrezzature, pulizia e smaltimento detriti, ecc.). Modulistica e canale: presentazione ai Comuni delle Schede C1 (imprese) e B1 (privati), con allegati tecnici e documentali; successivo inoltro al DRPC Sicilia da parte dei Comuni entro la scadenza fissata dall’ordinanza. È la stessa filiera utilizzata, ad esempio, per gli eventi del 2023-2025, con finestre temporali di 15-20 giorni per la raccolta delle istanze. Istruttoria e graduatorie: la Protezione civile aggrega i fabbisogni e ripartisce le risorse disponibili in base a criteri che tipicamente tengono conto di entità del danno, urgenza, localizzazione e impatto occupazionale. L’effettiva percentuale di copertura dipende dagli stanziamenti regionali e, soprattutto, dai decreti nazionali successivi al riconoscimento dell’emergenza di rilievo nazionale.

Le tempistiche

“Subito” tra gennaio e febbraio: con i 50 milioni immediati, priorità a messa in sicurezza, viabilità, porti e ripristini urgenti che abilitano la ripresa (anche parziale) delle attività. I Comuni apriranno la raccolta della modulistica per la ricognizione danni; le prime liquidazioni potranno riguardare il sostegno immediato e gli interventi urgenti ammissibili.

Fase 2 – “Ponte” (entro il primo semestre): con il via libera dell’ARS al disegno di legge per i 20 milioni dai fondi globali e con l’eventuale DPCM per l’emergenza nazionale, entreranno in campo risorse aggiuntive e ordinanze attuative sui contributi per attività produttive e privati. In parallelo, il Governo potrà nominare un commissario straordinario per la ricostruzione con regimi in deroga, come previsto dalla riforma 2025 della Protezione civile.

Fase 3 – “Consolidamento” (estate-autunno): possibili integrazioni da Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) e FSC 2021-2027 riprogrammato, per opere strutturali e per colmare i gap non coperti dai capitoli emergenziali. Qui si innesteranno anche i piani di difesa costiera e, verosimilmente, interventi a tutela degli arenili per la stagione 2026-2027.

Turismo e ricettività: come si intrecciano ristori e strumenti già attivi

Il ciclo dei ristori post-emergenza non parte da zero. Da un lato, gli aiuti “emergenziali” per i danni e la ripartenza; dall’altro, strumenti di investimento già varati dalla Regione Siciliana come l’avviso da 135 milioni di euro per migliorare qualità e sostenibilità delle strutture ricettive (alberghiere ed extralberghiere), istruito tramite IRFIS e finanziato con FSC 2021-2027. In quel perimetro rientrano spese per ristrutturazioni, efficientamento, digitalizzazione, riattivazione o riconversione di immobili: non sono “ristori”, ma possono fare massa critica con gli interventi di riparazione per rendere competitive le imprese che devono ricostruire e riposizionarsi dopo il ciclone.

Per i balneari, l’urgenza è duplice: ricostruire e ottenere un orizzonte certo sulle concessioni, tema su cui le associazioni chiedono risposte per evitare che l’incertezza regolatoria freni gli investimenti necessari già in primavera. La CNA ha definito la situazione “gravissima” e chiesto una corsia rapida: dalle opere leggere di ripristino al rifacimento delle dotazioni di sicurezza, fino alle barriere antierosione.

Perché la stagione non è persa (se arrivano tempi e misure giuste)

La tenuta del sistema di allerta ha evitato il peggio, ma la sfida vera si gioca adesso, sull’asse tempi–liquidità. Perché per un lido o un boutique hotel l’equazione è semplice: senza cassa e senza certezze sui tempi di ripristino, anche la migliore promozione turistica non regge. La roadmap tracciata – 50 milioni subito, 20 milioni aggiuntivi con legge, richiesta di emergenza nazionale, possibili canali FSUE e FSC – offre un perimetro per ripartire. La differenza la faranno la rapidità delle ordinanze attuative, la chiarezza dei criteri, l’assistenza tecnica ai Comuni e, non ultimo, la capacità degli operatori di fare squadra. I numeri, almeno, oggi ci sono; adesso devono diventare cantieri, contributi erogati e date certe di riapertura.