Il dopo maltempo
Schifani nei luoghi devastati: «Disgrazia mai vista. Il governo ci ascolterà, più sensibilità sui ristori»
Il presidente della Regione Sicilia chiude a Catania la due giorni di sopralluoghi. «Temo che alla fine si arrivi a danni per 1,5 miliardi». «Adesso una riflessione su come proteggere le coste»
Alla fine della due giorni di sopralluoghi tra le province di Catania e Messina nei luoghi devastati dal ciclone Harry, il governatore Renato Schifani torna a Palermo con le idee più chiare. Su cosa serve - «temo che i danni sfiorino il miliardo e mezzo» - e su cosa fare. A cominciare da ristori rapidi a chi non potrà rimettere in piedi la propria attività prima dell'estate.
Che impressioni ha ricavato dai sopralluoghi?
«Ci troviamo davanti a una disgrazia senza precedenti, non mi risulta che nella storia ci siano state mareggiate di questo tipo sulle nostre coste. È il frutto del cambiamento climatico. È cambiato l'ecosistema e occorrerà attrezzarsi. Ho visto strade crollate, fognature rotte, lidi spazzati via, come se fosse passato un uragano. Andare in giro mi è servito ad ascoltare, capire le tipologie di danni e come intervenire. Lunedì parteciperò al Consiglio dei ministri che delibererà lo stato di emergenza nazionale».
La premier Giorgia Meloni cosa le ha detto?
«È stata una videocall tecnica, ha sollecitato l'invio della nostra documentazione e ci ha informato di aver anticipato il Consiglio a lunedì per la dichiarazione di emergenza. L'ho apprezzato molto».
A proposito, il ministro Musumeci ha sottolineato la necessità che le Regioni inviino rapidamente tutta la documentazione utile per la dichiarazione di stato di emergenza da parte del governo nazionale. Avete provveduto?
«No, in realtà la premier Meloni ci ha sollecitato di mandare quello che avevamo, tanto è fatto di notoria importanza. Abbiamo dato un'indicazione dei danni orientativi che successivamente qualificheremo meglio. È corretto quello che dice Musumeci: servirà allegare la documentazione, ma lunedì sarà sufficiente questa dichiarazione, seppur incompleta, per la dichiarazione dello stato di emergenza. In modo da far partire tutto l'iter».
Lei ha parlato di fondi regionali come ristoro per lidi e attività commerciali danneggiate.
«Abbiamo già stanziato 70 milioni e una parte sarà destinata ai primi risarcimenti. Poi arriveranno quelli dello Stato, ma intanto vogliamo tamponare con contributi a chi ha perso il negozio e il lavoro e non potrà avviare la stagione estiva. Faremo delle verifiche e delle mini graduatorie».

Sulla conta dei danni si sono dati un po’ di numeri. Avete stimato 741 milioni di euro, poi cresciuti a 1 miliardo. Ma il ministro Musumeci ha parlato di 800 milioni per tutte e tre le regioni colpite. Facciamo chiarezza?
«Non ho i dati delle altre Regioni, non posso dare giudizi sulle valutazioni del ministro. I nostri 741 milioni sono destinati ad aumentare. Temo che si possa arrivare a un miliardo e mezzo, tra danni diretti e indiretti».
Ha ripetuto più volte che adesso serve cambiare la politica urbanistica sui litorali. Posto che dal 1976 la legge vieta di costruire entro i 150 metri dal mare, cosa significa concretamente questo cambiamento?
«Non mi riferisco alle costruzioni sulla costa, conosco bene la legge che consente costruzioni solo di strutture destinate alla diretta fruizione del mare. Da adesso in poi piuttosto occorrerà valutare come proteggere le coste dalle mareggiate. Parliamo della realizzazione di frangiflutti e barriere a una certa distanza».
Lei crede che a livello nazionale - dalla stampa e dalla politica - ci sia una sottovalutazione di quanto successo in Sicilia?
«Non guardo la televisione da 48 ore e non so valutare. Mi auguro di no, ma se qualcuno ha osservato una cosa del genere, temo che ci possa essere qualcosa di fondato. L'Italia è unica e non dovrebbe essere così. Per quanto riguarda la politica, mi incoraggia molto che il governo abbia cambiato marcia rispetto alle regole del passato, anticipando la dichiarazione di stato di calamità naturale».
Nel 2023 avete istituito l'osservatorio per il cambiamento climatico, ma da allora si è riunito una sola volta. Pensa di coinvolgerlo di più sulla programmazione dei prossimi interventi?
«Lo abbiamo voluto, è un nuovo organismo, faremo in modo che si riunisca di più. Ma mi lasci dire che le previsioni hanno funzionato con precisione. Tanto è vero che non registriamo vittime o feriti».
In tema di abusivismo, l’ultimo report di Legambiente dice che in Sicilia tra ordinanze di demolizione e gli immobili effettivamente abbattuti il rapporto è del 19%. I Comuni, che hanno la responsabilità, dovrebbero attingere al Fondo di rotazione regionale. Ma negli ultimi due anni il fondo ha avuto solo 1,5 milioni.
«Se i Comuni dovessero formulare richiesta di integrazione di questo fondo, ce ne faremo carico. Non sarà certo per 5-10 milioni in più che ci faremo problemi».
Se la sente di sostenere un appello all'Ars per destinare i fondi a disposizione dei deputati alla ricostruzione?
«Confido nella sensibilità dei parlamentari e in una presa d'atto del momento, ma non mi sento di dare diktat. Sugli interventi territoriali il nostro approccio è stato liberale, ultimamente abbiamo evitato che le risorse fossero destinate a sagre ed eventi. Quindi verrebbero utilizzati per interventi su chiese, ponti, strade. Non mi sento più di definirle mancette. Certo, si potrebbe dare un segnale destinando questo plafond al fondo regionale che dobbiamo individuare per la ricostruzione».
Tema assicurazioni anti-calamità. Il ministro Musumeci ha ricordato il recente obbligo di legge per chi ha un'attività. Molti ne sono sprovvisti. Chi non ha un'assicurazione rischia di non ricevere risarcimenti?
«Chi non ha rispettato la previsione di legge, corre questo rischio. Io però tendo a far prevalere il ristoro fattuale. Preferisco salvare l'impresa e poi vedere di trovare un intervento per evitare che si possa ripetere questa situazione. Penalizzare due volte l'operatore già colpito da una disgrazia imprevista e imprevedibile e non rimborsarlo solo perché non è assicurato, pone dei dubbi di coscienza. Su questo mi confronterò col governo, per trovare una linea comune, anche perché buona parte dei risarcimenti saranno su fondi nazionali».
A proposito della fase di ricostruzione che seguirà quella emergenziale, alcuni sindaci chiedono di dare direttamente a loro i poteri derogatori. È fattibile?
«Con la dichiarazione di calamità naturale di lunedì, i lavori di somma urgenza vengono elevati per legge a 500mila euro. Questo consente ai sindaci di procedere a interventi importanti. Io sono per la logica del decentramento amministrativo e finanziario. Sono favorevole a dare libertà ai sindaci nell'ambito di un accordo quadro con la Regione».