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Palermo

Grand Stand Arena, dubbi sulla Favorita: l'impianto cerca già una nuova casa, si discute dello Zen

I vincoli paesaggistici, le polemiche politiche e i fondi contestati

26 Gennaio 2026, 06:00

Grand Stand Arena, dubbi sulla Favorita: l'impianto cerca già una nuova casa, si discute dello Zen

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La Grand Stand Arena non svetterà alla Favorita. Praticamente una certezza, sul ring dello sport cittadino che attizza da un po' di mesi a questa parte polemiche politiche. Un dossier che all'ultima pagina in ordine di tempo ha visto lo scambio di battute sul nuovo playground da 800mila euro dello Zen 1, con l'intervento diretto su La Sicilia dell'amministratore delegato di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris. Una risposta ai rilievi della consigliera Pd Mariangela Di Gangi sulla mancanza di strategia in uno spicchio di periferia che di campetti ne ha già due, oltre a progetti finanziati ancora nel cassetto. Nepi Molineris ha chiarito che Sport e Salute, oltre a mettere i soldi, si occuperà direttamente della gestione del playground e tarerà le attività in base al dialogo con i residenti.

Insomma, tutto dice che la Grand Stand Arena, smontata dal Foro Italico a Roma, non sarà installata tra viale Diana e il Circolo del tennis. Per capirlo basta ascoltare gli umori nella Soprintendenza dei Beni culturali, che al Comune ha pure proposto siti alternativi, primo fra tutti lo spazio - comunale - a ridosso del Velodromo, allo Zen. Il sindaco Roberto Lagalla lo sa, che le campane suonate per ora in sordina dalle fonti tecniche di Palazzo Ajutamicristo seguono un pentagramma logico, in armonia con il più che verosimile, se non certo, parere negativo per l'area: i vincoli monumentali e paesaggistici - questo pensano in Soprintendenza - sono praticamente insormontabili, anche al di là della stessa forte capacità di impatto della sola struttura modulare da oltre seimila posti. Sarebbe infatti necessaria la creazione, attorno all'impianto, di altre infrastrutture come strade, parcheggi, servizi. L'assessore allo Sport, Alessandro Anello, conferma in sostanza quanto detto (e subodorato) dal ministro Andrea Abodi, nella risposta all'interpellanza parlamentare targata cinquestelle, che riporta in neretto: «La competenza spetta alla Soprintendenza, che esercita funzioni di tutela tecnico-amministrativa, controllo, autorizzazioni di interventi su beni culturali e su aree sottoposte a vincoli paesaggistici e monumentali». Anello conferma: «La scelta del luogo per l'installazione di una struttura da 6.300 posti che alla città manca, sarà oggetto di confronto tra gli enti preposti». Cioè la Soprintendenza e il sindaco, al quale lo stesso Abodi aveva passato “no look” la palla mettendo nero su bianco che la richiesta dell'Arena è tutta farina del sacco del Comune, prima con la richiesta ad agosto, poi con l'impegno di ottobre, cui è seguita la determinazione dello stanziamento di oltre 6,3 milioni di euro. Una cifra finita dentro un atto - contestatissimo dalle opposizioni - che giustificava l'uso delle dinamiche del decreto Caivano con un riferimento, tacciato come paradossale dalle minoranze, a una rete virtuosa con le periferie. Destinatario delle provvidenze economiche e procedurali del decreto Caivano - comune campano cui la stessa Arena era originariamente destinata, prima dell'inserimento di Palermo - è infatti Borgo Nuovo. Una collocazione allo Zen, periferia non meno problematica, potrebbe avere senso. E Lagalla sa anche questo.