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La storia

Da Palermo la rivoluzione gentile di Giuseppe e Luigi: «Sui social “convertiamo” gli omofobi»

Uno pizzaiolo, l’altro imprenditore: così una coppia siciliana sta riuscendo a scardinare i pregiudizi

26 Gennaio 2026, 07:30

Da Palermo la rivoluzione gentile di Giuseppe e Luigi: «Sui social “convertiamo” gli omofobi»

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C’è un amore che viaggia sui social e finisce dritto nelle case dei siciliani, senza bussare, con la forza dirompente della normalità. È la storia di due trentenni palermitani: Luigi Fessina e Giuseppe Burgio, titolare di una impresa di pulizie l’uno e pizzaiolo l’altro, impegnati tra la fatica quotidiana e la gestione dei propri impegni, i due giovani stanno compiendo una rivoluzione silenziosa. Non usano bandiere, ma sorrisi; non urlano rivendicazioni, ma mostrano la quotidianità di chi si ama e lavora sodo.

C'è qualcosa di quasi miracoloso nel modo in cui questo racconto ha agito sulla superficie ruvida del web: il loro garbo è diventato un solvente sull'omofobia, sciogliendo strato dopo strato quei pregiudizi che sembravano incrostati nel tempo. La notizia vera è proprio questa “conversione culturale”: utenti che ammettono, quasi confessandosi tra i commenti, di aver guardato con diffidenza alla loro unione e che oggi scrivono: «Non la pensavo così, ma mi avete fatto cambiare idea». È la dimostrazione che l’odio spesso è solo mancanza di esempi autentici.

Giuseppe ricorda il messaggio di una madre che ha finalmente accettato l'omosessualità del figlio proprio grazie a loro: «Le abbiamo dato il coraggio di amare: se non lo fanno i genitori per primi, non lo farà nessuno». Ma il dato che scuote la cronaca non è solo il consenso digitale, bensì la trasformazione che avviene tra i vicoli della città. È la notizia di una Palermo che, nel silenzio dei salotti politici, ha già celebrato il suo referendum sul pregiudizio, promuovendo a pieni voti la storia della coppia.

La loro esperienza è diventata così un paradigma di cambiamento: la prova di come la gentilezza possa scardinare barriere insormontabili. Non sono le grida o le rivendicazioni a fare rumore, ma la loro disarmante compostezza. È una dolcezza che agisce per sottrazione, togliendo ossigeno al pregiudizio fino a soffocarlo. I due ragazzi hanno dimostrato che la normalità, quando è vissuta con questo decoro e questa fierezza, diventa un’arma d’assedio: riesce a scardinare le porte blindate dell’intolleranza non abbattendole, ma convincendo chi sta dentro ad aprirle.

​Eppure, questo cammino non è stato privo di ombre, perché il web sa essere anche feroce. «C’è chi mi ha scritto di darci fuoco con la benzina di una motosega», racconta il primo. Luigi aggiunge il dolore di chi legge che il mondo finirà «per colpa dei gay»: «Il mondo sta finendo per le guerre e la mancanza di cuore, non perché due persone dello stesso sesso si amano e si rispettano».

Per lui, però, questo amore ha avuto un potere salvifico superiore a ogni insulto: «Grazie al mio compagno sono guarito interiormente, mi basta una sua parola per sentirmi amato come mai prima. Lo sposerò il prima possibile»: un gesto che dobbiamo a noi stessi, ma anche a chiunque stia ancora cercando il coraggio di vivere il proprio amore alla luce del sole».

In questo cammino di accettazione, per i due giovani, le madri hanno rappresentato il porto sicuro, l'ancora che ha tenuto salde le radici del cuore prima ancora che il mondo fuori capisse. Non c’è stata ostilità, solo l’abbraccio silenzioso di chi sa già tutto: il loro sostegno è stato l'argine dolce che ha protetto i due giovani, preparando il terreno per la conversione più difficile, quella dei padri. Entrambi hanno affrontato il timore del giudizio degli uomini di casa, "all'antica" e inizialmente restii. Eppure, anche quel muro è crollato. Il padre di Giuseppe oggi rispetta la loro vita come se il passato non fosse mai esistito. Quello di Luigi è diventato il suo primo scudo: «Oggi mio papà dice: “guai a chi lo tocca””. Per i nostri genitori siamo noi la loro più grande vittoria: vedono che la gente ci ama per quello che siamo».

​Ma dietro lo schermo, lontano dai riflettori della popolarità, resta la fatica di due lavoratori che si sostengono a vicenda nelle piccole cose. Un legame che da poche settimane ha trovato una nuova dimensione nella convivenza: una casa tutta loro, arredata con cura, simbolo di un futuro progettato insieme. È tra queste mura, al riparo dal rumore dei follower, che i due giovani si scambiano le promesse più sincere. Luigi ad esempio confessa quello che all'altro non dice quasi mai per timidezza: «Sono fiero di lui, è il mio orgoglio». Il compagno, dal canto suo, trova la carica in un messaggio durante i turni più duri: «Quando mi chiama e mi dice “amore mi manchi”, io mi ricarico al cento per cento». Palermo, intanto, osserva e impara. La città corre veloce, a volte più veloce del pregiudizio, trascinata da un affetto che non ha bisogno di spiegazioni, ma solo di essere vissuto con quella autenticità che oggi è la vera, e più potente, forma di resistenza.