malasanità
Muore dopo shock anafilattico: l'ospedale ora dovrà risarcire vedovo e figli
Prescritto un farmaco con un principio attivo di cui era allergica. Dieci anni dopo la scomparsa della donna arriva la sentenza del Tribunale civile di Catania
Sono passati dieci anni da quando Venera Trovato, di Aidone, è morta. La sua scomparsa, improvvisa, ha lasciato una ferita profondissima. La donna è deceduta a seguito di uno shock anafilattico innescato dall’assunzione del farmaco prescritto dai medici dell’ospedale Cannizzaro dopo un intervento «di routine». Nel corso del ricovero però era stata regolarmente annotata l'esistenza di una “diatesi allergica” a un principio attivo (amoxicillina, ndr). Per questi motivi i familiari si sono rivolti allo studio dell’avvocato Michele Guglielmo Calcagno che ha avviato una causa davanti al Tribunale civile di Catania. Il giudice, dopo un lungo e articolato contraddittorio soprattutto a suon di perizie, ha condannato l’azienda Cannizzaro al risarcimento degli eredi.
Venera è stata dimessa nel 2015. Torna a casa, cena e assume il farmaco che le è stato prescritto. Quel farmaco contiene però il principio attivo che, come si evince dalla documentazione depositata nei faldoni del procedimento, espone la paziente a una condizione allergica. Il farmaco innesca lo shock anafilattico: inutile la corsa in ospedale di Piazza Armerina. La donna arriva al “Chiello” già cadavere: è la notte fra il 13 e 14 aprile 2015.
L'ordinanza del Tribunale civile riconosce «il grave errore medico, esclude un contributo colposo della vittima e condanna la struttura sanitaria al risarcimento dei danni da perdita parentale subiti dal coniuge e dalle due giovani figlie, e anche al rimborso delle spese legali». Il risarcimento si attesta intorno ai 750.000 euro totali.
La decisione finale del giudice si basa sulla Ctu, che sancisce: «l’incongrua prescrizione di antibioticoterapia, in soggetto con nota diatesi allergica da parte dei sanitari della convenuta Azienda Ospedaliera rappresenta la causa del decesso della de cuius. Infatti, come già detto, anche in presenza di adeguati soccorsi, le probabilità di sopravvivenza non superavano il 50%». Per il Tribunale «appare accertato un esclusivo comportamento colposo dei sanitari della struttura sanitaria resistente, che, in violazione delle linee guida in materia e delle regole per una corretta esecuzione della prestazione sanitaria richiesta, trattandosi, come sottolineato dai ctu, di prestazioni routinarie non dotate di particolare difficoltà, hanno posto in essere un comportamento negligente ed imperito, determinando il decesso di Venera Trovato, secondo il criterio “del più probabile che non”».