la guerra dell'acqua
Aica gela Siciliacque: "Proposta da esattori, non da partner". Adesso Schifani deve scendere in campo
Debiti, sconti e muro contro muro: perché l'accordo transattivo è naufragato
Danila Nobile, presidente del Cda di Aica
La Regione Siciliana non può più continuare a fare l'arbitro nello scontro tra Siciliacque e Aica. Il tavolo tecnico “conciliativo” di alcuni giorni fa sembrava avere schiarito il clima di tensione tra i due enti, ma dopo quanto emerso in queste ore, sembra che adesso solo il Governo regionale può mettere fine ad una situazione sempre più complessa. La novità è rappresentata da una proposta transattiva della società di sovrambito ad Aica, che quest'ultima ha rigettato con fermezza.
Siciliacque proponeva l'estinzione di parte del debito maturato da Aica per sorte capitale (23,5 milioni) mediante anticipazione deliberata dalla Regione in finanziaria (20 milioni) e il residuo del debito (3,5 milioni) a rate in un arco temporale di 12 mesi. Ed ha proposto anche un abbattimento del 50% degli interessi di mora, con un impegno al pagamento regolare e integrale delle fatture correnti per la fornitura idrica mensile (1,1 milioni/mese).
Poche ore dopo i vertici di Aica hanno respinto l'accordo, non configurandolo nemmeno come «trattativa» ma come «impostazione rigidamente esattiva».
«La richiesta di pagamento integrale e immediato dell’intero debito residuo e del corrente – dicono il presidente del Cda Danila Nobile insieme al direttore generale Francesco Fiorino e al presidente dell'assemblea dei sindaci Salvatore Di Bennardo - con la sola apertura a una riduzione parziale degli interessi, è un approccio che, rivolto a un’azienda pubblica che gestisce un servizio essenziale, non può che produrre un rischio sistemico, anziché favorire una soluzione equilibrata».
Aica resta ferma sulla sua posizione: utilizzo dei 20 milioni di euro stanziati dalla Regione per la chiusura delle partite pregresse; pagamento del 70% delle fatture correnti, pari a circa 700.000 euro mensili; disponibilità a un confronto strutturato e mediato dalle istituzioni regionali.
Siciliacque dice che la proposta transattiva sarebbe il risultato di uno «sforzo non indifferente», alla luce del fatto che per il protrarsi degli inadempimenti e dello stato di difficoltà finanziaria di Aica, non è nelle condizioni di rinunciare a quota parte del capitale senza compromettere il proprio equilibrio economico-finanziario e la continuità del servizio, già oggetto di rilievi da parte del collegio sindacale.
Per quanto riguarda il 70 per cento del corrente, si produrrebbero solo ulteriori crediti. Per Aica, invece, rappresentare tale fase come una condizione di sostanziale nostra incapacità operativa è grave: «Non corrisponde alla realtà – dice la società – ed è istituzionalmente inappropriato».