Il dibattito
Per l’Urban center che Catania non ha ancora si è avviato il dialogo tra associazioni e istituzioni
Lutri (comitato Diametro): «Serve un luogo di confronto per il futuro dell’intero hinterland». L'assessore Sangiorgio: «L'Urban center dovrà essere una casa di vetro»
Un’occasione di dialogo tra tecnici per definire il futuro urbanistico della città: è stato questo il senso dell’incontro di ieri al Palazzo della Cultura e denominato Obiettivi, visioni e criticità in alcune esperienze organizzato dal comitato Diametro. È il primo di una serie di appuntamenti con al centro la tematica dell’Urban center, ovvero quel “contenitore”, non solo fisico, di istanze ed esperienze di cui il comitato si è fatto promotore fin dalla sua fondazione a fine 2024. A discuterne: Roberto Corbia (Fondazione IU Rusconi Ghigi di Bologna), Chiara Lucchini (Urban lab Torino) e Massimo Pica Ciamarra (Casa della città di Napoli). Poi un focus sulla città di Catania, con Biagio Bisignani, direttore della Direzione Urbanistica del Comune di Catania, Carlo Colloca, docente di Sociologia urbana dell’Università di Catania, l’urbanista Maurizio Erbicella e Paolo La Greca, già vicesindaco della città, insieme a Maurizio Spina, docente di Urbanistica dell’Università di Catania. Presente inoltre il neo assessore all'Urbanistica del Comune, Luca Sangiorgio: «L'Urban Center si deve fare al più presto e dovrà essere una casa di vetro, trasparente ed esempio di legalità», ha dichiarato.
A fare da padroni di casa i referenti di Diametro, gli architetti Sabina Zappalà, Franco Porto ed Ignazio Lutri. Proprio Lutri spiega: «Il tema fondamentale è quello di coinvolgere professionisti, tecnici e amministratori, cittadini ed associazioni, in un percorso condiviso, capace di contribuire alla costruzione del progetto dell'Urban center di Catania. Quest'ultimo può diventare uno spazio permanente di discussione, confronto e co-progettazione del futuro della città. Un futuro che deve necessariamente misurarsi con la dimensione metropolitana».
«Sono già stati previsti e predisposti diversi progetti, che coinvolgono, tra l’altro, più direzioni. Bisognerà verificare quale sarà il primo a prendere concretamente avvio. Ne era stato ipotizzato uno con la Direzione Lavori pubblici, un altro nell’ambito dei Pui», ha spiegato Biagio Bisignani, direttore dell’Urbanistica del Comune. «La sede dell'Urban center - ha proseguito - non va intesa solo come una struttura fisica, è anche, e soprattutto, un’attività amministrativa rilevante, che richiede una gestione strutturata. Individuare i locali può essere fatto anche nell’immediato, il vero nodo riguarda l’applicazione della norma – la legge 19/2020 – che per prima ha reso necessaria l’istituzione degli Urban center. Sono convinto che le associazioni abbiano un ruolo importante, se c’è la volontà di dialogare».
«Quanto previsto in termini di partecipazione dalla legge regionale 19/2020 – sottolinea Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Catania - è uno dei principi democratici che l’Ordine propone di garantire da oltre 9 anni ai sindaci di Catania, da Bianco a Pogliese: prevedere un Urban center significa favorire lo scambio, lasciare libera la consultazione e tutelare la trasparenza di ogni programmazione, tenendo conto dei reali bisogni del territorio. L'Urban center è fondamentale per far conoscere a tutti le politiche di pianificazione sulla città, quartiere per quartiere, e contemporaneamente diventa lo spazio ideale per accogliere proposte competenti e ascoltare le esigenze contemporanee della comunità».
L’iniziativa si colloca quindi nel quadro delineato dalla legge regionale 19/2020 e, in particolare, dall’articolo 43, che individua negli Urban center uno degli strumenti attraverso cui i Comuni possono promuovere la partecipazione dei soggetti competenti e interessati nei processi di pianificazione e trasformazione del territorio. Un riferimento normativo che continua a rendere attuale il confronto.