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la sentenza

«Sfrattati senza un motivo»: la coppia con tre figli sfrattata a Termini imerese, il giudice condanna il Comune

Dopo mesi trascorsi in un camper la famiglia rientra nella casa che occupava

27 Gennaio 2026, 10:07

«Sfrattati senza un motivo»: la coppia con tre figli sfrattata a Termini imerese, il giudice condanna il Comune

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All’uscita da scuola il papà li è andati a prendere e i tre bambini sono saliti in auto convinti di andare in quella che da novembre, dopo lo sgombero, è la loro casa, e dove hanno passato il Natale: un camper.

«Papà ma dove vai?» ha chiesto uno dei piccoli, «Dobbiamo passare alla vecchia casa per prendere una cosa». Da qui in poi il silenzio, quello di tre bambini che sospirano ogni volta che ripensano alla loro cameretta e ai loro giochi, al caldo del salotto, a una colazione in cucina. Arrivati, sono scesi dall’auto e il papà gli ha detto di bussare. Ad aprire c’era mamma Michela che con un sorriso li ha accolti e gli ha detto «Non dobbiamo più andare via».

Michela Moncada e la sua famiglia rientrano nella casa da cui erano stati sgomberati la mattina del 17 novembre scorso. Una storia che sulle pagine de La Sicilia, dove è stata mostrata la situazione in cui erano costretti a vivere lei, il marito Francesco e i loro tre bambini di 3, 7 e 12 anni. Messi alla porta e dimenticati non avevano avuto altra scelta che cercare riparo in un camper lasciando tutto ciò che avevano.

Seguiti dall’avvocato Francesco Giunta si erano opposti allo sgombero e adesso è arrivata la sentenza del tribunale di Termini Imerese che ha dichiarato illegittima l’azione del Comune contro Michela Moncada e ha condannato l’ente al pagamento delle spese processuali. Pilastro fondamentale della decisione è stato il richiamo alla recente sentenza della Corte Costituzionale, la n. 1 dell’8 gennaio 2026 secondo cui il diritto all'abitazione è un requisito essenziale della socialità dello stato democratico che contribuisce a far sì che la vita di ogni persona rifletta l'immagine universale della dignità umana.

L'edilizia residenziale pubblica ha lo scopo di garantire un'esistenza dignitosa ai soggetti economicamente deboli. Secondo il giudice, questo sgombero ha violato questi principi, costringendo la famiglia a vivere in una roulotte nonostante la situazione di fragilità economica e abitativa. La condotta della donna è stata ritenuta di piena buona fede: ha chiesto più volte di regolarizzare la propria posizione, non ha sottratto alcun alloggio e ha sempre pagato canoni e bollette.

Proprio per questo il comportamento del Comune ha provocato, si legge nella sentenza, un "grave danno erariale" anche all'Iacp. «Le urla di felicità dei bambini le hanno sentite lungo tutta la via – dice commossa Michela – l’incubo è finito».

Abbiamo provato a contattare il Comune e l’assessore alle Politiche sociali per una replica ma senza esito.