L'allarme
Il dramma di Niscemi, la città sprofonda verso la piana di Gela: 1.500 sfollati e zona rossa blindata. Ciciliano: «Tante famiglie da delocalizzare»
Sopralluogo di Schifani con il capo della Protezione civile nazionale: voragine oltre 50 metri, avviato il monitoraggio per prevenire nuovi cedimenti
Sul volto del presidente della Regione Renato Schifani, arrivato a Niscemi per prendere parte al vertice con il capo della protezione civile nazionale, il peso di una Sicilia ferita: prima da Harry, ora dalla frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta.
Due emergenze, una dopo l’altra, e il peso di una ricostruzione - da Catania al Nisseno - che sarà difficile nel giro di qualche mesi.
A Niscemi la ferita è profonda, oltre cinquanta metri, tanto quanto è il dislivello della frana ad ovest del centro abitato.
E le notizie che giungono non sono confortanti: nelle abitazioni presenti nella zona rossa non si potrà più accedere. Gli sfollati di domenica sera non potranno prendere neanche uno spillo perché la frana è in continuo movimento.
Dalla Protezione civile nazionale adesso inizierà il monitoraggio computerizzato per rilevare ulteriori movimenti nella zona urbanizzata.
Oggi il risveglio è stato lento. La frana appare ferma nonostante le abbondanti piogge di ieri pomeriggio, ma in realtà lo smottamento è in continuo movimento tanto che molte altre abitazioni sono state sgomberate: la misura di sicurezza si è, infatti, allungata a 150 metri dal luogo della frana.
Il capo della protezione civile Fabio Ciciliano ha sorvolato la cittadina di Niscemi, prima del vertice con il capo della protezione civile saranno presenti oltre al sindaco, Massimiliano Conti, anche la prefetta, Donatella Licia Messina.
Secondo Ciciliano: «Abbiamo fatto un primo sopralluogo con la componente scientifica del centro di competenza del Dipartimento della Protezione civile, il professore Casagli, che ha messo in evidenza non solo quello che è visibile ma in realtà è l’intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela».
«Bisogna essere onesti - ha detto ancora Ciciliano - ci sono delle case prospicienti sul coronamento della frana che, ovviamente, non potranno essere più popolate. Quindi è necessario ragionare insieme al sindaco di una delocalizzazione definitiva di queste di queste famiglie».
«C'è ovviamente una fascia di sicurezza che deve essere analizzata - ha spiegato -. È necessario che l’acqua defluisca perché è ancora presente nel sottosuolo. Una volta che l’acqua sarà defluita e quindi la parte che sta scendendo si sarà in qualche maniera fermata o rallentata, potrà essere fatta una valutazione più accurata su quelle che sono le zone di sicurezza. La frana è ancora attiva. La situazione è molto, molto complicata. È chiaro che se una casa è sul ciglio della frana, non potrà essere abitata. Neanche la casa che sembra integra potrà essere mai abitata. Non potrà neanche essere raggiunta dai vigili del fuoco. Voglio che sia chiaro altrimenti infondiamo false aspettative che non è il caso di dare ai cittadini di Niscemi che bisogna trattare con rispetto e dignità».
Anche il presidente della Regione Renato Schifani, che ha annullato tutti gli altri appuntamenti in agenda, ha sorvolato la zona della frana di Niscemi (Caltanissetta). Schifani e Ciciliano sono attesi al centro operativo comunale (Coc) dove si farà il punto sulla frana nel comune che ha reso inagibili decine di immobili, imponendo la creazione di una zona rossa che arriva a 150 metri dall'inizio della "nicchia di distacco", cioè dalla zona asfaltata non crollata.
Aumenta il numero degli sfollati, che fino a pochi giorni fa vivevano in quella che è diventata "zona rossa" dove è franato il costone mettendo a rischio crollo decine di abitazioni e palazzine oltre ad avere interrotto le strade provinciali 10 e 12. L'unica strada di collegamento col comune è la provinciale 11. Le persone che hanno dovuto lasciare la propria abitazione sono ora più di 1.500.
Anche questa mattina, molte persone sono in fila davanti all'ufficio organizzato in Comune, per la registrazione nell'elenco di chi ha lasciato la casa.
"Vivo da sempre in via Buonarroti, a poca distanza dal fronte della frana, da oltre cinquant'anni. Sono un invalido al 100%" - dice Giovanni Lo Monaco - "mi dicono che la mia casa è in una zona a rischio. Fortunatamente, ho familiari che mi ospitano ma non può andare avanti per sempre. Ho una compagna che mi supporta ma le mie condizioni non mi permettono troppi sforzi. La casa è il frutto di anni di sacrifici. La zona dove vivo è una delle più frequentate e belle della città e ora cosa ne sarà?"
Massimo Battaglia è a sua volta davanti al Comune, tra gli sfollati. "Anche io e la mia famiglia viviamo nella zona rossa, in largo Canalicchio - dice - ora, non sappiamo cosa fare. Siamo ospiti da amici ma si tratta solo di pochi giorni. La casa è stata costruita con i sacrifici dei nostri padri e nostri, che abbiamo sempre lavorato nelle campagne. Ogni centesimo è stato dedicato alla casa. Perché dopo la frana del 1997 non si è fatto qualcosa di più sul piano della prevenzione? Forse, tutto questo si poteva evitare. C'è tanta amarezza".
Salvatore Gentile, invece, è in fila per la nonna, Maria Caruso. "Lei viveva a Sante Croci ma non può più stare lì - dice - la stiamo ospitando e le stiamo vicini. È una donna che per tutta la vita ha vissuto in quella casa. È un grande dolore".