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Falso extravergine d'oliva tra clorofilla e betacarotene: 24 indagati nel blitz tra Palma di Montechiaro e la Germania

Il sistema dell'olio sporco: così l'organizzazione agrigentina inondava l'Europa di falso EVO

27 Gennaio 2026, 13:01

14:59

Falso extravergine d'oliva tra clorofilla e betacarotene: 24 indagati nel blitz tra Palma di Montechiaro e la Germania

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Un’organizzazione strutturata, radicata nel cuore della provincia agrigentina e capace di inondare i mercati nazionali e internazionali con olio contraffatto, spacciato per eccellenza siciliana. È questo il quadro delineato dall’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, che nelle scorse ore ha portato a un’imponente operazione di polizia giudiziaria.

I carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Messina, supportati dai militari del Comando Provinciale di Agrigento, hanno eseguito 24 decreti di perquisizione, concentrati in gran parte nel comune di Palma di Montechiaro. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, riciclaggio, autoriciclaggio e violazione della normativa sulle accise.

Il laboratorio del falso: betacarotene e clorofilla

L’indagine, avviata nel 2022 e ancora in pieno svolgimento, ha svelato i dettagli tecnici di una frode alimentare sofisticata quanto pericolosa. Secondo quanto emerso dagli esami di laboratorio condotti dall’Ispettorato Centrale Repressione Frodi  del Ministero dell’Agricoltura, il sodalizio reperiva ingenti quantitativi di sostanze oleose di scarsa qualità.

Queste basi venivano poi "corrette" chimicamente: l’aggiunta di betacarotene e clorofilla rameica serviva a simulare il colore e la densità tipici dell’olio extravergine d’oliva. Il prodotto finale veniva poi immesso sul mercato a prezzi concorrenziali, ingannando privati, esercizi commerciali e persino laboratori alimentari in tutta la Sicilia, nel resto d’Italia e in Germania.

Logistica illecita e riciclaggio

Il gruppo criminale non si limitava alla sofisticazione alimentare, ma gestiva una complessa rete logistica. Per abbattere i costi di distribuzione, l’organizzazione utilizzava carburante per uso agricolo (acquistato con accise ridotte) per rifornire i mezzi che, con cadenza giornaliera, assicuravano le consegne in ogni provincia della regione.

Il fiume di denaro sporco generato dalle vendite veniva poi "ripulito" attraverso un sistema di false fatturazioni emesse da imprese individuali riconducibili agli stessi indagati. Un meccanismo che permetteva di giustificare i flussi finanziari e reinserire i capitali illeciti nel circuito legale.

L'operazione "Tutela Agroalimentare"

Le perquisizioni effettuate dai carabinieri hanno mirato al sequestro di materiale informatico e documentale, ritenuto fondamentale per ricostruire l’intera filiera della frode e identificare eventuali complici nella rete di distribuzione. L'operazione sottolinea ancora una volta l'importanza dei controlli nel settore agroalimentare, un comparto vitale per l'economia siciliana che rischia di essere pesantemente danneggiato dalla concorrenza sleale e dalle contraffazioni.