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la ricorrenza

Giorno della Memoria, l'arcivescovo Lorefice al vagone dell’Ecomuseo: «C’è un diritto internazionale che va in malora»

Il richiamo alla Shoah come monito per i giovani e l'invito alla resistenza morale

27 Gennaio 2026, 13:22

Monsignor Lorefice

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In occasione del Giorno della Memoria l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, ha lanciato un monito severo e accorato durante la cerimonia tenutasi davanti al Vagone della memoria dell’Ecomuseo del Mare. Alla presenza delle massime autorità civili e militari, dei rappresentanti dell’Anpi, dell’Aned e degli studenti dell’istituto Sperone-Pertini, il presule ha invitato a riflettere sulla Shoah non come un evento confinato nel passato, ma come un monito per un presente in cui la dignità umana appare sempre più minacciata.

Rivolgendosi in particolare ai giovani, Lorefice ha chiesto loro di coltivare la capacità di indignarsi e di opporre resistenza morale di fronte al male. «Soprattutto ai ragazzi vorrei chiedere di custodire un cuore umano e autenticamente libero, capace di resistenza», ha affermato l'Arcivescovo, sottolineando che il riconoscimento dell'altro e della sua dignità deve rimanere un valore assoluto e inviolabile a ogni livello della convivenza sociale.

L’intervento ha poi toccato i temi della stretta attualità geopolitica, con un richiamo esplicito alla Carta costituzionale italiana. Lorefice ha citato l’articolo 11 come un «impegno portentoso» che impone il ripudio della guerra, un principio che deve tradursi in un rifiuto della violenza anche nei rapporti quotidiani e nel riconoscimento della diversità. L'Arcivescovo ha espresso forte preoccupazione per il lascito che gli adulti stanno consegnando alle nuove generazioni: «Stiamo facendo trovare ai giovani una società che ha dimenticato la dignità della persona e un diritto internazionale che sta andando in malora».

Il passaggio più duro è stato riservato ai leader globali e al rischio di derive autoritarie e belliciste. Lorefice ha parlato di «potenti che si credono onnipotenti», accusandoli di occupare il posto di Dio e di «bestemmiarne il nome» attraverso la violenza. «Nessun uomo è onnipotente», ha ribadito l'Arcivescovo, ricordando che il mondo è stato creato per essere un giardino fecondo e non un campo di battaglia. La libertà dell'uomo, ha concluso, è garantita solo dal riconoscimento di un limite: «Se c'è Dio noi siamo più liberi; se non c'è più Dio, ci sarà qualche uomo che vorrà prendere il suo posto».