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Frana a Niscemi, il geologo Collura: «Dopo il '97, le probabilità che franasse ancora erano altissime»

Un fenomeno già noto agli esperti che getta un'ombra sulle responsabilità amministrative: «Il versante non è stato interessato da nessun intervento, nonostante contenuti segnali di movimento»

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Un fenomeno franoso Secondo Giuseppe Collura, referente della Sigea, che si trova a Niscemi insieme al collega Michele Orifici, la parte terminale del cedimento di domenica scorsa «si sovrappone alla La frana dell'ottobre del 1997».

Fenomeni non nuovi a Niscemi, se si considera, spiega il geologo, che da alcuni scritti risalenti al 1790 si parlava già di movimenti franosi.

Il terreno interessato alla frane ha uno strato sabbioso che poggia sull'argilla «come si evince dalla colorazione della parete franata, gialla e grigia - continua Collura - Il terreno più in superficie, anche a causa delle forti piogge, scivola sull'argilla impermeabile».

Il geologo dice che l'ipotesi ventilata da qualche studioso, di una cosiddetta faglia diretta, cioè un fenomeno tettonico, «non trova evidenza».

Se il contesto geomorfologico è suscettibile alle frane, «il diffuso disordine e il marcato dissesto idrogeologico causato dalle incontrollate acque di scorrimento in città fanno il resto. Le acque si riversano su tutto il versante, creando incisioni profonde che aumentano la propensione al dissesto. Dopo la frana del '97, la probabilità che un evento franoso si ripetesse in quest'area era altissima, soprattutto perché il versante non è stato interessato da nessun intervento, nonostante contenuti segnali di movimento».

Soltanto lo scorso 16 gennaio la terra s'era già mossa e la strada provinciale 12 interrotta.

Dopo gli avvenimenti del '97 alcune costruzioni che rientravano nel perimetro della frana furono abbattute, «e da quel momento nell'area non sono sorte nuove abitazioni», conclude Collura.