la storia infinita
Caso Ias, la Procura non arretra: ricorso in Cassazione dopo la decisione del Riesame
Industria, lavoro, ambiente e salute restano intrecciati nella saga giudiziaria che dura da tre anni. Intanto il procedimento principale va verso la chiusura delle indagini
Ci sono novità in quello che già da tempo si è trasformato in uno degli avamposti dello scontro tra politica e magistratura: la vicenda giudiziaria di Ias. La Procura, infatti, ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Riesame che a metà dicembre ha annullato l’ordinanza emessa dal gip il 31 luglio 2024, riabilitando il cosiddetto decreto Bilanciamento del governo, e autorizzando così la prosecuzione delle attività del depuratore.
Sembrava l’ultima parola sulla parte cautelare di questa saga politico-giudiziaria che da più di tre anni intreccia, industria, lavoro, ambiente e salute. E invece… L’impianto, com’è noto, è sotto sequestro dalla primavera del 2022: sotto inchiesta 19 persone fisiche e 7 giuridiche con l’accusa di disastro ambientale. Nel gennaio 2023 il governo, per evitare che il sequestro sancisse la chiusura delle aziende del polo, emanò un decreto per mettere il depuratore sotto il riparo normativo del “Salva Ilva”: dichiarò “d’interesse strategico nazionale” Isab e l’impianto servente, il depuratore appunto. Nel settembre 2023 lo stesso governo emanò il decreto attuativo, per fare in modo che l’impianto restasse in marcia con l’obbligo di prescrizioni che bilanciassero produzione, lavoro, ambiente e salute. La procura lo impugnò con l’ipotesi che le misure fossero troppo sbilanciate sulla produzione. Il gip accolse la tesi della procura e disapplicò il decreto. Aziende e governo impugnarono il diniego del gip e a metà dicembre il Riesame ha dato loro ragione. Una vittoria del governo. Arrivata sulla base di motivazioni che oggi, rispetto a un mese fa di fronte al solo dispositivo, conosciamo.
I togati del Riesame non si sono limitati a dire che erano legittimi i parametri adottati dal decreto “Bilanciamento”, in deroga temporanea alla normativa ambientale, ma hanno affermato che il giudice non avesse proprio titolo per esprimersi. Ritenendo legittimo che dovesse essere il governo a dettare le misure di bilanciamento: tesi che aveva superato “il vaglio costituzionale”, fissata nel decreto-padre in cui la presidenza del Consiglio sanciva l’interesse strategico nazionale. Costituzionalmente legittima insomma, per il Riesame, una norma che limita il potere di valutazione discrezionale del giudice in quell’ambito di interesse strategico e in deroga temporale. Il gip invece, secondo il Riesame, aveva compiuto un giudizio di natura discrezionale, addentrandosi “nel campo minato” di valutazioni a lui “precluse” come ribadito dalla Consulta. Motivazioni talmente forti (non sono le uniche), da apparire tombali sulla vicenda. E invece la Procura ha impugnato dinanzi la Cassazione. Tutto ciò formalmente non intralcia il procedimento madre, dove da un momento all’altro la Procura potrebbe chiudere le indagini chiedendo: archiviazione o rinvio a giudizio.