La sentenza
Processo "Università Bandita": l'ex rettore Basile condannato a cinque anni
Alla lettura del dispositivo presente anche il procuratore Curcio. Un lungo elenco di assoluzioni da parte del tribunale di Catania frutto dell'abrogazione dell'abuso d'ufficio.
Sono trascorsi sette anni dal blitz Università Bandita. E, stasera, è arrivata la sentenza di primo grado da parte della seconda sezione del Tribunale. Un processo lungo e complesso che è passato anche dal vaglio della Corte Costituzionale per la valutazione della legittimità dell'abrogazione dell'abuso d'ufficio.
Le accuse nei confronti di ex rettori dell'ateneo e professori erano, a vario titolo, corruzione, turbativa d'asta, falso e l'ormai cancellato abuso d'ufficio. L'inchiesta della Digos della questura aveva portato a smascherare una presunta serie di concorsi pilotati o cuciti su misura su candidati prescelti.
La presidente del collegio Enza De Pasquale, dopo una lunga camera di consiglio, ha letto il dispositivo alla presenza del procuratore di Catania Francesco Curcio, del procuratore aggiunto Agata Santonocito e dei pm Raffaella Vinciguerra e Santo Di Stefano (che hanno rappresentato l'accusa nel processo). Ci sono state 6 condanne e 45 assoluzioni.
Il Tribunale ha condannato l'ex rettore Francesco Basile alla pena di anni cinque (per 4 capi d'imputazione), Filippo Drago a 2 anni, Antonio Giuseppe Biondi a 2 anni, Marcello Angelo Alfredo Donati 2 anni, Marco Montorsi a due anni, Giuseppe Maria Pappalardo è stato condannato alla pena di otto mesi.
Per tutti i condannati, eccetto Francesco Basile, il tribunale ha disposto la sospensione condizionale della pena per il termine di cinque anni. Per il chirurgo è stata inoltre dichiarata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Per Basile e Pappalardo i giudici hanno riqualificato una contestazione in induzione indebita a dare o promettere utilità. Va evidenziato che l'ex rettore dell'Università etnea è stato assolto da altri capi d'imputazione così come il professore Drago e gli altri che hanno subito una condanna.
Il Tribunale ha assolto fra gli altri l'ex rettore Giacomo Pignataro, l'ex sindaco Enzo Bianco e l'ex procuratore Enzo D'Agata (che è deceduto nel corso del processo). Un peso specifico ha avuto in questo lungo e articolato processo l'abrogazione dell'abuso d'ufficio: il Tribunale ha riqualificato diverse contestazioni che hanno portato 39 persone a essere assolte «perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato».
Assoluzioni specifiche (cioè nel merito) per 17 posizioni riguardanti singoli capi d'accusa, con formule quali «il fatto non sussiste», «per non aver commesso il fatto» o «il fatto non costituisce reato». Dichiarata la prescrizione per 2 imputati (Vincenzo Perciavalle e Giuseppe Barone).
Assolti nel merito: Massimo Libra, Ferdinando Nicoletti, Velia Maria Lucia D'Agata, Agostino Cortesi, Giovanni Gallo, Luigi Vincenzo Mancini, Giuseppina Lavecchia, Massimo Mattei, Carmelo Giovanni Monaco, Luca Vanella, Giovanni Puglisi, Giuseppe Barone, Alessia Facineroso, Anna Garozzo, Giovanna Schillaci e Giovanni Barreca.
Assolti perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato: Salvatore Cesare Amato, Piero Baglioni, Laura Ballerini, Antonio Barone, Giuseppe Barone, Giovanni Barreca, Vincenzo Bianco, Paolo Cavallari, Michela Maria Bernardetta Cavallaro, Giovanna Cigliano, Velia Maria Lucia D'Agata, Vincenzo D'Agata, Francesco Di Raimondo, Santi Fedele, Giovanni Gallo, Sebastiano Angelo Alessandro Granata, Calogero Salvatore Guccio, Giampiero Leanza, Orazio Antonio Licandro, Paolo Mazzoleni, Carmelo Giovanni Monaco, Maura Monduzzi, Matteo Giovanni Negro, Ferdinando Nicoletti, Maria Caterina Paino, Giuseppe Maria Pappalardo, Pietro Pavone, Roberto Pennisi, Vincenzo Perciavalle, Giacomo Pignataro, Giovanni Puglisi, Stefano Giovanni Puleo, Maria Alessandra Ragusa, Romilda Rizzo, Salvatore Saccone, Giuseppe Sessa e Giuseppe Vecchio.