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Le Reazioni

Ddl Stupri, la “bocciatura” dei centri antiviolenza: «Rischiamo di vedere diminuire le denunce»

L'allarme lanciato dalla presidente di Thamaia Agosta: «Arretramento culturale». E l'avvocata Rizza spiega le ripercussioni giuridiche del passaggio da consenso a dissenso

28 Gennaio 2026, 05:00

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«Portare il focus dal consenso al dissenso è arretramento normativo e culturale davvero pericoloso». Dal centro antiviolenza Thamaia di Catania si leva - in linea con tutte le associazioni e gli enti che a livello nazionale operano a tutela delle vittime di abusi - un grido di forte allarme per il disegno di legge sugli stupri.

La presidente Anna Agosta denuncia un «arretramento pericoloso» riguardo al contrasto alla violenza di genere. Il nodo «centrale» non può essere «un anno in più o in meno di pena». Agosta è molto critica: «A trent’anni dall’introduzione della legge stiamo compiendo dei passi indietro a livello giuridico e culturale: questo Ddl va in netto contrasto con la Convenzione di Istanbul e con l’orientamento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo». La presidente del centro antiviolenza è perplessa anche dal percorso normativo. In precedenza, infatti, c’era stata una bozza normativa «che prevedeva il consenso che era stata approvata largamente». Per Agosta c’è il rischio concreto di vedere ancor di più «ridurre le denunce» da parte delle donne vittime di violenza. Rischi ancor più acuti per gli abusi, fisici e psicologici, che vivono le donne fra le mura domestiche. La dipendenza economica alcune volte costringe a dover dire «sì». «Molte donne non possono esprimere il dissenso per il timore di ritorsioni da parte del maltrattante», dice Agosta.

L’avvocata Laura Rizza, che assiste legalmente molte vittime che si sono rivolte a Thamaia, è molto preoccupata per «le difficoltà probatorie» che questa norma potrebbe innescare in fase di indagine e di processo. «Non è l’inasprimento della pena la soluzione», argomenta l’avvocata. Questo Ddl adotta il cosiddetto «modello tedesco» che è «basato sul concetto della volontà contraria (dissenso), invece del modello basato sul consenso». Rizza ricorda che la «giurisprudenza della Cassazione è granitica: l’atto illecito è commesso in assenza di un consenso libero e attuale». Ora invece «l'oggetto della valutazione si sposta sulla condotta della persona offesa e non su quella dell’autore o presunto autore del reato». Un’inversione di tendenza «pericolosa» dal punto di vista giuridica e soprattutto culturale.