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L’approfondimento

L’“oro rosso” e la sequenza anomala di furti a Catania: «Una filiera illecita che non conosce crisi» VIDEO

Intervista al dirigente della squadra mobile, Fattori: «Ingenti danni alle cabine elettrice, i ladri rischiano di restare folgorati»

28 Gennaio 2026, 07:00

L’“oro rosso” e la sequenza anomala di furti a Catania: «Una filiera illecita che non conosce crisi» VIDEO

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Palazzi improvvisamente al buio. “Black out” che si sono susseguiti dalla periferia al centro. Stavolta il colpevole non è il maltempo. Dopo l’Epifania è cominciata una serie incontrollata di furti alle cabine elettriche, alcune volte anche più colpi nella stessa notte. Alla zona industriale, alla Plaia, alla circonvallazione, Librino, via Garibaldi e anche nell’area della fiera di piazza Carlo Alberto. Rubano cavi, batterie e trasformatori. I danni sono incalcolabili. Con conseguenze anche per il vivere sociale della città. Che non ci sia scappato il morto è un mezzo miracolo: uno dei topi di “oro rosso” è stato folgorato. Lo hanno trovato a terra svenuto. A Catania ci sono state delle batterie di bande specializzate in furti di rame provenienti dal rione di Zia Lisa. Non sono reati nuovi in città: ma, questa concentrazione di colpi su colpi, è certamente allarmante. «Noi stiamo monitorando il fenomeno illecito cercando di sradicarlo nella maniera più ampia possibile», assicura Emanuele Fattori, dirigente della squadra mobile di Catania.

Dottor Fattori, nelle ultime settimane c’è stata un’anomala concentrazione di furti di rame in città? C’è una ripresa del mercato nero del rame?

«Diciamo che è un mercato sempre fiorente. Ha delle oscillazioni, ma sicuramente quello della ricerca di alcuni metalli è un mercato che non conosce crisi. Nell'ultimo periodo abbiamo registrato una certa recrudescenza di questi fenomeni, in particolare nelle cabine dell’Enel, e quindi stiamo analizzando le possibili soluzioni, d'intesa anche con l'Ufficio per la sicurezza dell'Enel. Inoltre si tratta di furti che hanno creato danni notevoli per l'azienda elettrica, danni che sicuramente non sono solo di ordine economico ma anche in termini di disagio per la cittadinanza. Prima di tutto possiamo dire che sono furti commessi da persone che affrontano una serie di rischi per la propria incolumità e per l'incolumità di chi esegue le riparazioni. Molte cabine hanno un voltaggio elevato e, quindi, bisogna essere particolarmente esperti nell'eseguire questo tipo di furti. Abbiamo registrato di recente anche casi con soggetti rimasti folgorati mentre effettuavano questo tipo di furti. Il mercato è fiorente e i canali della ricettazione di metalli sono sempre molto attivi».

Come funziona la filiera illegale dell'“oro rosso”?

«La filiera poggia su canali di ricettazione che vanno verso luoghi dove i metalli vengono rifusi e poi reinseriti nel mercato in altra forma. La nostra attività non è solamente repressiva ma anche preventiva e si giova di controlli su alcuni punti nevralgici, dove vengono trattati questi tipi di metalli. I canali di ricettazione non sempre sono autoctoni proprio perché sarebbe più facile l'individuazione dei responsabili. Quindi, molto spesso, il modus operandi è quello di riportare la refurtiva in luoghi diversi da quelli in cui vengono commessi i furti».

Questo tipo di reati sono “gestiti” da bande organizzate?

«Non sempre, possono essere furti in forma organizzata ma in altri casi anche frutto di azioni estemporanee da parte dei soggetti che comunque hanno una qualche familiarità con l'energia elettrica. C'è una certa tendenza a occuparsi di questo genere di furti da parte dei cittadini dell'est europeo».