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L'emergenza

Dissesto tra canali e cemento, Palermo sott'acqua ogni due anni

Secondo i documenti della Protezione civile la città è esposta a un allagamento ogni due anni. Tra le cause la crescita urbana incontrollata che non ha permesso di realizzare condutture di dimensioni adatte

28 Gennaio 2026, 10:08

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Dissesto tra canali e cemento, Palermo sott'acqua ogni due anni

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La minaccia questa volta è arrivata dal mare, con i venti e le onde scatenate dalla tempesta Harry che hanno colpito le coste palermitane e causato danni lungo tutta la costa. Il caso della frana di Niscemi però ricorda anche al capoluogo che i problemi possono arrivare dalle piogge, che quando sono più intense della media trasformano la città in un enorme catino. Le cause di questi accumuli vanno dall'insufficienza dei canali a un sistema fognario che non è mai stato adeguato alla crescita incontrollata della città.

La descrizione dei rischi è contenuta nella relazione generale del piano comunale di protezione civile, in cui si legge che Palermo e il suo territorio sono soggetti ad allagamenti con intervalli di tempo di uno-due anni. La pioggia è solo uno dei fattori che causano gli allagamenti: gli altri, su cui la relazione si dilunga, sono fattori umani. I canali che dovrebbero drenare le acque sono definiti come insufficienti a causa del loro sottodimensionamento, degli scarichi fognari e dell'ostruzione: in mezzo spesso ci finiscono rifiuti e scarti di cantiere. In più l'eccessiva cementificazione causa un aumento del carico che i canali non riescono a drenare.

Il documento della protezione civile entra poi nel dettaglio di quali siano le strutture più problematiche. Il canale di Boccadifalco avrebbe modificato l'assetto del territorio dopo il 1931 deviando le acque del bacino a monte della borgata, che prima finivano nel canale di Passo di Rigano. Sui due corsi d'acqua sono stati effettuati di recente lavori di manutenzione, ma nella relazione della protezione civile si precisa che l'eccessiva urbanizzazione ha comunque aumentato sia il carico d'acqua che i luoghi esposti a inondazione. La conseguenza è che tutte le strade trasversali alla direzione di discesa dell'acqua, da viale Regione a via Maqueda a via Roma, sono esposte ad allagamento.

Proprio su viale Regione il dirigente del dipartimento della Protezione civile Salvo Cocina dice: «Purtroppo mancano le strutture per la gestione delle acque e dunque gli allagamenti dei sottopassi, soprattutto di via Belgio e viale Lazio, vanno affrontati con altri strumenti, con le allerte e gli avvisi. Si è cercato di mitigare il problema con le elettropompe ma a volte ci sono malfunzionamenti e problemi di manutenzione».

Altri problemi citati nella relazione riguardano l'espansione urbana in zone come fossa Danisinni e fossa della Garofala, oltre che via Porta di Castro: tutte conche e depressioni in cui si raccolgono le acque dei torrenti Papireto e Kemonia e che in caso di piogge forti possono causare inondazioni anche delle zone centrali.

Ci sono però anche dei fattori che diminuiscono il rischio: raramente in città piove per più di due giorni e nei piani terra ci sono soprattutto attività commerciali. Questo alza il rischio di danni ma diminuisce quello che ci si trovi all'improvviso con centinaia di senzatetto.