la storia
Chiavi e cura: l'appello del creatore di 'Gela in miniatura' ai giovani di Scavone
Raid vandalici al parco: il fondatore propone messa per consegnare delle chiavi ai ragazzi per trasformare la distruzione in cura del giardino
«Perché mi fate tanto male? Perché non mi aiutate a curare il guardino?»: l’appello contenuto in in cartello posizionato nel Parco “Gela in miniatura” nel quartiere di Scavone, un tempo denominato il Bronx gelese, porta la firma di Giuseppe Cannizzaro e nasce dalla stanchezza e l’amarezza per i continui raid vandalici nella struttura ad opera di giovani del quartiere. Lo scorso anno episodi simili se ne sono verificati ben 41: entrano distruggendo i filari di fichidindia che fungono da recinzione in un lato della struttura, danneggiano o rubano tutto ciò che è possibile.
Il primo episodio del 2026 si è verificato qualche giorno fa: stesso metodo per rubare le righe in legno del teatro che sta all’interno della struttura. Il Parco “Gela in miniatura” è stato realizzato da Cannizzaro, imprenditore in pensione, su un terreno di sua proprietà e con fondi propri in via Salonicco nel cuore di Scavone, un quartiere difficile, dove insistono edifici dell’Istituto autonomo case popolari e l’unico luogo di aggregazione è la parrocchia di Santa Lucia. Nel parco vi sono i monumenti gelesi in miniatura, i busti di personaggi che hanno fatto la storia della città e un angolo dedicato allo Sbarco degli Alleati a Gela, aspetto non secondario in una città in cui non si è riusciti a creare un museo dedicato a quell’evento storico. Vi è anche un giardino botanico con oltre 2000 piante di 80 specie diverse. Durante l’anno viene visitato da scolaresche locali e di altre città siciliane che trascorrono una giornata di relax e cultura tra natura e storia.
Giuseppe Cannizzaro ha creduto un questo progetto, ha investito i suoi soldi ed ora è stanco di dover subire le continue incursioni dei giovani del quartiere. Ma per carattere non è una persona che molla facilmente. Così da una parte si è rivolto direttamente a quei giovani con il cartello apposto dopo l’ennesimo furto dei giorni scorsi, dall’altro è tornato a rivolgersi al parroco di Santa Lucia per poter realizzare un’iniziativa ideata qualche anno fa e che poi, per vari motivi, non è andata in porto. «Chiedo al parroco di organizzare la Messa dei giovani all’interno del parco - dice affinché io possa parlare con i ragazzi del quartiere. Voglio consegnare loro le chiavi del parco in modo che possano entrarvi quando vogliono senza fare danno alla recinzione e soprattutto ai filari di fichidindia che hanno bisogno di molto tempo per crescere. Entrino quando vogliono, ma per giocare, divertirsi. Non c’è più niente da rubare. Invece di fare danno, perché non curano insieme a me il giardino? È un modo migliore per vincere la noia». Cannizzaro ha esposto tempo fa la situazione spiacevole all’assessore ai Servizi sociali Valeria Caci che ha poi cercato di contattare un paio di volte senza successo. Anche a lei si rivolge per trovare insieme un modo efficace che possa portare quei ragazzi a sentire il parco come un luogo loro e non la terra dei raid vandalici. Un patrimonio della città da valorizzare non da distruggere. «Sono anni che si va avanti a suon di furti e danneggiamenti e l’amarezza che provo è grande, dice.