l'inchiesta
Olio contraffatto a Palma di Montechiaro: ecco i nomi dei 24 indagati e le 6 aziende nel mirino
Tra le carte dell'inchiesta spunta anche una presunta truffa da 2,5 milioni all'AGEA. Sotto esame l'impero dei sussidi
I carabinieri del Nucleo Tutela Agroalimentare
Non era solo un commercio irregolare, ma un vero e proprio "sistema" radicato nel territorio e capace di proiettarsi sui mercati nazionali ed esteri. All’indomani della maxi-operazione condotta dai Carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Messina e del Comando Provinciale di Agrigento, emergono i dettagli dell’inchiesta che ha scosso il comparto olivicolo siciliano. Al centro del mirino un’organizzazione, con base a Palma di Montechiaro, accusata di immettere sul mercato olio di semi sofisticato con clorofilla, spacciandolo per pregiato olio extravergine d’oliva.
I nomi dell’inchiesta
Il decreto di perquisizione e l'informazione di garanzia hanno raggiunto 24 persone, indagate a vario titolo. Si tratta di: Calogero Falsone (45 anni), Adriana Castronovo (40), Cesare Minio (48), Domenico Piritore (61), Calogero Chiazza (35), Giovanni Falsone (70), Marcella Mazza (63), Nazzareno Scopelliti (47), Placida Falsone (43), Giuseppe Falsone (73), Calogero Falsone (46), Giovanni Battista Scopelliti (21), Francesco Scopelliti (48), Francesco Cottitto (65), Marco Cottitto (25), Giuseppe Lupo (42), Calogero Avanzato (44), Nicolò Ribisi (53), Dennis Napoli (23), Lillo Falsone (54), Giuseppe Alessi (60), Giuseppe Zarbo (48), Salvatore Augusto Provenzano (53) e Antonio Morreale (54).
Le società e la truffa sui sussidi
L’inchiesta non colpisce solo i singoli, ma scava nelle dinamiche aziendali di sei realtà produttive: Agricola Ficamara Srl, Agricola Piano del Signore, Scopelliti Olii Srl, A.Bio.Med Agricoltura Mediterranea, Cooperativa Agricola Op Italia e Bio Hortus Società Agricola.
Oltre alla contraffazione alimentare, emerge un filone finanziario altrettanto inquietante: la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, tramite fatture fittizie e operazioni inesistenti, la AGEA sarebbe stata indotta a versare oltre 2,5 milioni di euro. Un drenaggio di fondi pubblici che, se confermato, dimostrerebbe come l'organizzazione fosse strutturata per frodare lo Stato su più fronti.
Il "libro mastro" e la logistica parallela
Il blitz ha portato al sequestro di elementi ritenuti cruciali per ricostruire il giro d’affari: mezzo milione di euro in contanti, migliaia di litri di olio di semi, ingenti quantitativi di clorofilla (usata per "verniciare" il prodotto e simulare l'aspetto dell'extravergine) e un "libro mastro" della contabilità parallela.
Ma c'è di più. Il sequestro di cisterne di gasolio irregolare suggerisce l'uso sistematico di carburante agricolo ad accisa agevolata per scopi commerciali e logistici, abbattendo illecitamente i costi di trasporto. Il materiale informatico sequestrato — computer, tablet e cellulari — è ora al vaglio degli esperti per mappare la rete di vendita che, dalle province siciliane, raggiungeva tavole ignare in tutta Italia e all'estero, mettendo a rischio non solo l'economia legale, ma potenzialmente anche la salute dei consumatori.