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Frana

Meloni a Niscemi: «Non sono qui per fare piazzate. Saremo celeri e non si ripeteranno i fatti del '97»

La premier, che ha prima sorvolato il territorio franato e poi ha preso parte ad un vertice in Municipio, ha assicurato aiuti immediati

28 Gennaio 2026, 13:09

16:34

Meloni a Niscemi: «Non sono qui per fare piazzate. Saremo celeri e non si ripeteranno i fatti del '97»

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«Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il governo agirà in maniera celere» è la rassicurazione, apprende l’ANSA, fatta dalla premier Giorgia Meloni durante la riunione nel municipio di Niscemi con il sindaco, il prefetto di Caltanissetta e la Protezione civile.

Ai tecnici Meloni ha fatto domande specifiche e non appena il governo riceverà la fotografia completa di danni e conseguenze della frana, che ha provocato lo sgombero di oltre 1.500 persone dalle loro case con un fronte di oltre 4 km, saranno assunti provvedimenti immediati.

La premier, incalzata dai cronisti, ha poi esordito: «Non facciamo piazzate, siamo qui per lavorare».

Meloni, che ancora prima di andare in Municipio aveva sorvolato la zona interessata dalla frana, ha anticipato che ritornerà a Niscemi.

«Ho voluto essere presente per seguire da vicino la situazione, incontrare le istituzioni locali e ribadire la vicinanza dello Stato alle comunità che stanno affrontando momenti difficili», ha scritto poi sui social la presidente del Consiglio.

«Il governo - prosegue - è al lavoro per sostenere i territori colpiti, garantire assistenza immediata e avviare gli interventi necessari per superare l’emergenza e ripristinare le condizioni di normalità. Ringrazio la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, le amministrazioni locali e tutti coloro che stanno operando con professionalità e dedizione in queste ore complesse. Continueremo a seguire l’evoluzione della situazione con la massima attenzione». 

"La situazione della frana a Niscemi "vista di persona è ancora più impattante di immagini che già sono abbastanza significative".

«La situazione è particolarmente complessa oggettivamente - ha spiegato -. Abbiamo fatto un punto di situazione con il sindaco e con la Protezione civile».

A Niscemi la situazione è resa complessa dal fatto che «finché non si ferma la frana noi non siamo in grado di definire quale sia la parte di questa attuale zona rossa, 150 metri, ma chiaramente molto precauzionali, che effettivamente va definitivamente perimetrata. Finché questo non accade il lavoro sulla messa in sicurezza e sulla ricostruzione totale non si può iniziare».

«Su questo io ho stressato molto i miei interlocutori questa mattina per cercare di rimetterci seduti al tavolo nel minore tempo possibile per poter dare risposte definitive alla popolazione - ha aggiunto la premier -. Ci siamo dati appuntamento tra massimo due settimane sperando che chiaramente le condizioni meteo permettano soprattutto alla sabbia e all’argilla di asciugarsi e quindi di sedimentare la situazione».

«Voglio ringraziare Fabio Ciciliano e tutta la Protezione civile per un lavoro oggettivamente straordinario, intanto di prevenzione. Perché i piani di prevenzione hanno funzionato bene e questa è la ragione per cui noi oggi parliamo di ricostruire e non piangiamo delle vittime. Va dato atto al lavoro straordinario della Protezione civile, ovviamente anche per la velocità con la quale si cerca di affrontare tutte le questioni».

La frana di Niscemi del 12 ottobre 1997 è uno degli eventi idrogeologici più significativi della storia recente della Sicilia, non per la perdita di vite umane che fortunatamente non ci furono, quanto per l'entità dei danni registrati e la paura e l'allarme che provocò tra i cittadini.

In quella mattinata di domenica, dopo un periodo di piogge intense, il versante settentrionale della collina su cui sorge Niscemi, iniziò a cedere. Il movimento franoso interessò, come accaduto adesso, principalmente il quartiere Sante Croci. Si trattò di una frana di scivolamento profonda che coinvolse un'area vastissima del centro abitato. Non fu un crollo istantaneo, ma un movimento inesorabile che durò diverse ore, permettendo alla popolazione di mettersi in salvo. Furono distrutte o gravemente lesionate circa 80 abitazioni. Molte case "implosero" o scivolarono a valle lungo il pendio, rendendo l'area simile a uno scenario di guerra.

Il disastro fu il risultato di una combinazione di fattori naturali e antropici: la geologia del terreno, composto principalmente da argilla e sabbia, l'urbanizzazione realizzata nel mancato rispetto della natura pericolosa del territorio e non ultima la mancanza di manutenzione: Il sistema di smaltimento delle acque bianche e nere è stato carente, e questo ha contribuito a saturare ulteriormente il sottosuolo.

L'evento portò all'evacuazione di centinaia di persone (oltre 100 famiglie rimasero senza casa): venne dichiarato lo stato di emergenza e furono stanziati fondi per la ricostruzione e per la messa in sicurezza del versante. Molti cittadini ricevettero indennizzi per ricostruire in zone più sicure del paese, ma le ferite nel tessuto urbano del quartiere Sante Croci sono visibili ancora oggi. Dopo il 1997, Niscemi è diventata un caso studio per il rischio idrogeologico in Sicilia, portando all'installazione di sistemi di monitoraggio del terreno che purtroppo però non bastano ad evitare il verificarsi delle frane.