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Dissesto

Frana a Niscemi, otto anni di silenzio sulle progettazioni: appello dei geologi per interventi e monitoraggio

Oltre 1.500 sfollati, nessuna progettazione caricata su Rendis dal 2018 con un rischio geologico R4

28 Gennaio 2026, 15:53

Frana a Niscemi, otto anni di silenzio sulle progettazioni: appello dei geologi per interventi e monitoraggio

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«La Struttura commissariale, nell’azione di contrasto del dissesto idrogeologico, può attivarsi solo in presenza di una progettazione caricata sulla piattaforma Rendis e validata dalla Autorità di Bacino nonché della relativa copertura finanziaria. E dal 2018 non abbiano ricevuto alcun input da Niscemi.

A precisare l’iter di intervento è l’ingegnere Sergio Tumminello, soggetto attuatore dell’organismo regionale incaricato di fronteggiare il rischio idrogeologico.

Dunque, nessuno degli amministratori della città nissena, oggi alle prese con un vasto movimento franoso che ha costretto all’evacuazione di oltre 1.500 residenti, negli ultimi otto anni ha attivato le procedure necessarie per coinvolgere la struttura istituita ad hoc.

Come si procede in circostanze simili?

Di norma i Comuni presentano un progetto di opere, lo caricano su Rendis e attendono la validazione dell’Autorità di Bacino, che verifica la coerenza con la pianificazione vigente. Qualora gli enti locali non dispongano di tecnici o risorse per redigere gli elaborati, la Struttura può affiancare propri professionisti o finanziare la progettazione. Una volta “approvato”, l’intervento viene inserito in graduatoria per urgenza e livello di pericolosità: nel caso di Niscemi, la classificazione del rischio geologico è R4, il massimo grado. Seguono il bando per l’affidamento della progettazione esecutiva e, in seconda battuta, la gara per l’aggiudicazione dei lavori, che l’ente regionale monitora fino alla rendicontazione finale. Attualmente in Sicilia sono attivi circa 700 cantieri. Le fonti di finanziamento sono plurime: Patto per il Sud, FSC 2021/2027, fondi del ministero dell’Ambiente e PR FESR 2021/2027. Eppure, negli ultimi nove anni — nonostante nel 2019 un’altra frana a Niscemi abbia comportato la chiusura di una delle tre strade provinciali di accesso al centro — nessuno si è rivolto alla Struttura.

L’Ordine regionale dei geologi di Sicilia esprime «profonda e sincera solidarietà» alla popolazione di Niscemi, duramente colpita dal grave movimento franoso che ha interessato il territorio comunale, provocando la evacuazione di centinaia di famiglie, danni ingenti al patrimonio edilizio e una comprensibile condizione di paura e incertezza. «In queste ore difficili, il pensiero dei geologi siciliani» - si legge in una nota - va innanzitutto ai cittadini costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, alle istituzioni locali impegnate nella gestione dell’emergenza e a tutti gli operatori della protezione civile, delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco che stanno lavorando senza sosta. Per l’Ordine, l’evento non è «improvviso o eccezionale», ma rientra «in un contesto geologico ben noto e storicamente documentato». I precedenti del 1790 e del 1997 attestano «una fragilità strutturale e geologica di lungo periodo», legata alla natura dei terreni sabbioso-argilloso-marnosi, al particolare assetto stratigrafico del versante e alla complessa dinamica idrogeologica della collina. Si tratta di processi lenti ma persistenti, suscettibili di riattivarsi in presenza di fattori predisponenti e innescanti, come «prolungati periodi di pioggia, alterazioni del naturale deflusso delle acque, urbanizzazioni non compatibili con le caratteristiche del suolo e insufficiente manutenzione delle opere di regimazione idraulica». La comunità scientifica «fornisce da tempo strumenti efficaci per monitorare e mitigare questi fenomeni». Da qui l’appello a «ribadire il ruolo centrale della professione del geologo nella pianificazione territoriale, nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella gestione delle emergenze», auspicando che l’attuale crisi «diventi un punto di svolta» per un governo del territorio più competente, trasparente e responsabile. Intanto la macchina della solidarietà è in piena attività per accogliere gli sfollati, oltre 1.500, ospitati nel palazzetto dello sport — allestito con decine di brandine — e nella casa di riposo Giugno. La cittadinanza sta donando indumenti, piumoni e coperte ai volontari impegnati nell’assistenza. «Tutti noi volontari siamo qui nel palazzetto» - dice Salvatore Nanforo, responsabile gruppo scout Agesci di Niscemi - «Qui ci sono un dormitorio e refettorio. Stiamo gestendo la situazione, nel migliore modo possibile per aiutare le persone che non possono rientrare nelle proprie abitazioni.» Stanno arrivano tante donazioni che stiamo gestendo. «La macchina dell’accoglienza funziona grazie all’attività del sindaco e della Protezione civile». Nella casa di riposo è presente, tra gli altri, l’assistente sociale Stefania Cunsolo: «Stiamo cercando di aiutare le persone, abbiamo sistemato brandine e materassi per ospitare più persone possibile. Le sosteniamo anche da un punto di vista psicologico, oltre a recuperare indumenti, coperte, tovaglie. Ritornare alla normalità sarà difficile, ma la speranza è questa».