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l'annuncio

Un milione dalle indennità dei parlamentari M5S contro il “ciclone” delle fragilità: la mossa di Conte riaccende il dibattito su emergenze, fondi e Ponte

Il leader M5S apre il portafoglio del Movimento e chiama gli iscritti a scegliere a chi destinare i fondi. Sullo sfondo, lo Stato d’emergenza per Calabria, Sicilia e Sardegna e la richiesta di interventi rapidi. Ma la polemica politica si accende sul “tesoretto” per la ricostruzione e sul futuro del Ponte sullo Stretto

28 Gennaio 2026, 18:27

18:35

Un milione contro il “ciclone” delle fragilità: la mossa di Conte riaccende il dibattito su emergenze, fondi e Ponte

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Giuseppe Conte ha annunciato che il Movimento 5 Stelle mette a disposizione 1 milione di euro ricavato dal tradizionale taglio degli stipendi degli eletti pentastellati. Sulla destinazione, decideranno gli iscritti, con una votazione online prevista per sabato. Un gesto politico, simbolico e operativo insieme, che arriva mentre il governo ha deliberato lo stato d’emergenza per le regioni più colpite dalle ultime ondate di maltempo e ha stanziato una prima dote di 100 milioni. Conte, però, spinge l’esecutivo a fare di più e in fretta.

Nel post su Facebook, il presidente del M5S annuncia il conferimento di 1 milione dal capitolo delle cosiddette “restituzioni” — la pratica, rivendicata dai pentastellati fin dalla prima legislatura, di trattenere solo una parte dell’indennità e destinare il resto a progetti pubblici. Conte aggiunge che saranno gli iscritti a decidere come impiegarlo, attraverso una votazione fissata per sabato, e sollecita il governo ad agire “con rapidità e responsabilità”. È un doppio segnale: da un lato la continuità con l’identità originaria del Movimento, dall’altro un pungolo politico in un momento in cui il Paese misura ferite e attende certezze operative.

Come funziona la “restituzione” M5S e perché la consultazione è cruciale

Le restituzioni sono una delle cifre identitarie del Movimento 5 Stelle. In passato quelle risorse sono confluite in fondi per microcredito o in iniziative sociali e territoriali. Oggi l’annuncio di Giuseppe Conte riprende quel filone, con una differenza non marginale: la destinazione sarà scelta dagli iscritti tramite votazione online. La prassi delle consultazioni digitali è parte dell’architettura interna M5S: dal 2024-2025, con la revisione dello statuto e il passaggio a nuove piattaforme di voto, il Movimento ha accentuato la centralità del presidente e al tempo stesso ha mantenuto l’idea del mandato “partecipato” degli iscritti, con consultazioni su assetti interni e scelte politiche.

Al netto della cornice organizzativa, la chiave politica sta nel metodo: legare un gesto economico concreto alla deliberazione collettiva può rafforzare il messaggio di accountability. Ed è un test anche di mobilitazione interna, a pochi mesi dalla conferma di Conte alla guida del Movimento con l’89,3% dei consensi degli aventi diritto al voto nella consultazione online.

Il nodo delle priorità: i fondi per il Ponte nel mirino

Nell’annuncio ripreso dalle agenzie, Giuseppe Conte alza anche l’asticella della polemica: “I soldi ci sono, il governo li prenda dal progetto fallimentare del Ponte sullo Stretto”. Il riferimento è al braccio di ferro che accompagna l’opera: tra fine ottobre e novembre 2025, la Corte dei conti non ha concesso il visto di legittimità alla delibera Cipess di assegnazione risorse e all’approvazione del progetto, con ulteriori stop su atti aggiuntivi; il MIT ha replicato che non c’è “definanziamento”, ma una ricollocazione temporale delle coperture in attesa di superare i rilievi e aprire i cantieri “nei prossimi mesi”. La premier e il ministro Matteo Salvini hanno ribadito l’intenzione di procedere, mentre l’opposizione ha parlato di colpo all’ordinario bilancio delle Regioni, specie per l’uso dei fondi FSC. Conte, da parte sua, definisce il progetto “miseramente fallito”, e lo indica come bacino da cui attingere risorse per le emergenze reali.

A prescindere dalle posizioni politiche, il punto sostanziale è di priorità e sequenza: quando le infrastrutture locali — strade provinciali, reti idriche, difese costiere — sono colpite da eventi estremi, la discussione su dove trovare risorse immediate si intreccia con il lungo termine. Qui l’intervento “a valle” (riparazioni, ristori) deve convivere con quello “a monte” (prevenzione, adattamento climatico). Le stime di Legambiente sul costo aggregato degli eventi meteo estremi — fino a 34 miliardi in tre anni — mettono a nudo un tema: l’Italia rischia di spendere più per riparare che per prevenire, se non riallinea la spesa pubblica alla nuova normalità climatica.