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L'esperto

Frana record a Niscemi, centinaia di metri cubi in continuo movimento

«La più grande che ho mai visto in 30 anni di carriera», spiega il geologo Casagli, presidente del Centro per la Protezione civile di Unifi, partito per la Sicilia con il professor Gigli e il tecnologo Beni

28 Gennaio 2026, 19:46

A Niscemi tra la gente che ora ha paura, centinaia di sfollati, il sindaco: «Situazione drammatica»

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«Un fenomeno di proporzioni enormi, certamente una delle più grandi frane che io abbia mai visto in Italia in oltre trent’anni di carriera. Le stime preliminari parlano di molte decine, se non addirittura centinaia di milioni di metri cubi di materiale in movimento». Così il geologo Nicola Casagli, tra i docenti e tecnici dell’Ateneo fiorentino recatisi a Niscemi per monitorare il dissesto.

L’Università di Firenze, dal 2005 centro di competenza della Protezione civile nazionale, fornisce supporto tecnico-scientifico nelle grandi emergenze legate a frane e vulcani.

Casagli, presidente del Centro per la Protezione civile di Unifi, partito per la Sicilia con il professor Giovanni Gigli e il tecnologo Tommaso Beni, racconta a unifimagazine: «Siamo stati attivati d’urgenza domenica sera, quando siamo stati avvisati che la Regione Sicilia necessitava di supporto per un movimento franoso iniziato a metà gennaio, ma aggravatosi drasticamente nella notte tra domenica e lunedì».

Per delineare l’estensione del fenomeno, il team ha effettuato sorvoli in elicottero, sopralluoghi e rilievi con droni. Sempre secondo unifimagazine, Casagli ha poi illustrato la situazione alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

A giudizio del docente, il dissesto che ha colpito Niscemi non indica di per sé un aumento della vulnerabilità del territorio: eventi analoghi, seppur talvolta di minore entità, si sono registrati nell’area nel 1790 e nel 1997, a conferma della loro ciclicità. «Tuttavia – ammette – il dissesto avvenuto a Niscemi non ha mostrato segnali precursori evidenti, rendendo la previsione estremamente difficile. Nelle mappe di pericolosità delle Autorità di bacino distrettuali italiane esistono circa 650mila aree a rischio per frane e alluvioni. La strategia più saggia in questi casi sarebbe la delocalizzazione, spostando e ricostruendo in zone sicure, anche se tale percorso è estremamente complicato dal punto di vista sociale ed economico”.

«Una volta stabilizzato questo arretramento – conclude – sarà necessario intervenire sulle argille sottostanti per drenare l’acqua, poiché è proprio l’acqua l’elemento che alimenta e muove queste grandi masse di terreno. Il nostro obiettivo attuale è monitorare costantemente il territorio per individuare eventuali nuovi segnali di movimento e intervenire dove possibile per mitigare il rischio».