L'analisi
Catania epicentro della nuova rotta del narcotraffico: la 'Ndrangheta "benedice" l'avanzata degli albanesi
Il giornalista Giuseppe Bascietto ha firmato un'inchiesta che svela come il Sud Est Siciliano sia diventato un hub internazionale del traffico di sostanze stupefacenti
Le rotte del narcotraffico cambiano. E Catania diventa un epicentro strategico. Ma quello che si è modificato sono anche gli assetti criminali, con l’avanzamento della mafia albanese in Sicilia con la “benedizione” della pericolosa e potente ’Ndrangheta.
Una fotografia scattata dal giornalista e scrittore Giuseppe Bascietto, che oggi è stato ascoltato dalla Commissione Regionale Antimafia. Bascietto è il cronista che per primo fece un’analisi lucidissima su quello che stava accadendo a Vittoria quando ci fu l’inquietante sequestro lampo del figlio minorenne di un facoltoso imprenditore ibleo.
E già in quei terribili momenti Bascietto cominciò a parlare di nuovi equilibri fra cosche autoctone e straniere. Da qualche settimana il giornalista - più volte minacciato - sta pubblicando un’inchiesta a puntate sul fiorente mercato della droga.
«I Cappello di Catania, che hanno siglato accordi con gli Arena e i Nizza, sono il punto focale di questa nuova rotta del narcotraffico», spiega Bascietto.
La potente ’ndrangheta ha “appaltato” la gestione del traffico di sostanze stupefacenti agli albanesi. I calabresi però hanno conservato i rapporti diretti con i cartelli sudamericani. Mettono davanti gli albanesi: così rischiano anche meno di finire dietro le sbarre. La droga non arriva più a Gioia Tauro, secondo l’inchiesta di Bascietto che fa nomi e cognomi. Ogni tanto per depistare gli investigatori qualche sequestro nello scalo calabrese c’è ancora: la perdita è calcolata a fronte di guadagni milionari. Se non miliardari.
Dal Sud America le navi piene di droga arriverebbero in Africa: al porto di Bissau e da lì poi in Sicilia. Precisamente nelle coste del Sud-Est, ultimamente martoriato dal ciclone Harry. In un’isoletta del litorale ragusano ci sarebbero gli approdi della sostanza stupefacente, che poi con una maniacale e manageriale gestione finirebbe nei tir destinati al Nord Europa.
Così da Vittoria, passando per le cittadine siracusane, fino a Catania si sarebbe creato un nuovo corridoio per far passare la cocaina venduta dai cartelli sudamericani. La strategia è totalmente cambiata: microcarichi più rapidi e più facili da trasportare. Cosa Nostra in tutto questo cosa dice? Ci sarebbe stato una sorta di silenzio-assenso su questa «drug alliance» internazionale.
Una spaccatura netta quindi fra fronte occidentale e orientale, con Catania che fa da perno, che ridisegna gli equilibri della mafia in Sicilia.