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il disastro

Niscemi, il sorvolo della speranza di Giorgia Meloni e una promessa: «Sul piatto atti e soldi»

Blitz a sorpresa e vertice della premier: «Il 1997 non si ripeterà». La Procura di Gela apre un fascicolo contro ignoti per disastro colposo. Solidarietà, Cei in campo

29 Gennaio 2026, 00:13

Niscemi, il sorvolo della speranza di Giorgia Meloni e una promessa: «Sul piatto atti e soldi»

Un arrivo inaspettato, la telefonata al sindaco Massimiliano Conti del nuovo incontro col capo della protezione civile nazionale Fabio Ciciliano e la preoccupazione su nuove chiusure. Ma non è stato così, sull’elicottero c’era pure la premier Giorgia Meloni che dall’alto ha potuto constatare il dramma di centinaia di famiglie che stanno vedendo crollare i loro sogni: la casa. «Il 1997 non si ripeterà. La gente non dovrà aspettare anni, decenni, per avere gli indennizzi. Il governo metterà sul piatto i provvedimenti, e soprattutto i soldi, necessari», ha detto la premier ricordando le ferite ancora presenti nella popolazione dopo la frana del 12 ottobre di oltre 28 anni fa. E già si parla di un commissario per la ricostruzione di Niscemi, o meglio per la realizzazione delle abitazioni per accogliere gli sfollati e creare quelle opere urbanistiche per evitare che tra trent’anni si registri un’altra frana. Così già circola una bozza dell’ordinanza che di qui a breve dovrebbe essere firmata.

Fari e telecamere spente in serata davanti al Municipio, mentre gli sfollati salgono in Comune per incontrare il primo cittadino e avere notizie sul loro futuro: «Allora vado a cercare una casa in affitto e poi si vede», dice una donna tenendo tra le braccia un bambino di un anno. Perché prima si dovrà fare il monitoraggio radar della frana e poi la protezione civile nazionale stabilirà il confine della zona rosa. E di case in questo lembo di Niscemi ce ne stanno un bel po’, anche se alcune sono disabilitate, altre hanno i puntelli o i cartelli Vendesi o Affittasi fanno da capolino nei balconi. «Io ho perduto casa e lavoro, a mia ccu mi iuta», dice Turiddu che a Niscemi è conosciuto per essere un uomo del tutto fare: lì dove c’è da fare qualche lavoretto in casa c’è sempre lui. Un uomo che cerca di sbarcare il lunario tra una giornata in campagna e un’altra da carpentiere. Ma da qualche giorno per andare nei terreni agricoli bisogna fare un enorme giro: 35 chilometri per raggiungere la piana di Gela, capitolo diverso per quelle della fascia trasformata tra Acate e Vittoria. Per raggiungere questi due comuni c’è la Sp11 mentre il Libero Consorzio di Caltanissetta deve iniziare a pensare a realizzare l’asfalto della Sp85, una provinciale tra Catania, Caltanissetta e Ragusa che viene percorsa dai mezzi agricoli che raggiungono Santo Pietro nel calatino.

La procura di Gela, guidata da Salvatore Vella, ha aperto un fascicolo per disastro colposo e lo fa quale atto dovuto dopo la tremenda frana di domenica scorsa. «Per ora è festa, ma qualcuno sta pensando alle campagne?», dice un grosso imprenditore dell’export, in particolare di carciofi che sono il fiore all’occhiello del territorio. «Dalle terre arrivano i piccioli e non le possiamo lasciare così», ricorda agli altri colleghi imprenditori mentre si organizzano le giornate. Questi sono i giorni caldi per piazzare i carciofi e perdere una commessa significa vedere svanire il guadagno di una stagione.

Non dormono sonni tranquilli i professionisti che hanno dovuto lasciare la zona rossa con tutte le carte del loro lavoro mentre il sindaco Massimiliano Conti apre la cartella “frana 1997” sul suo pc e rilegge quelle lettere mandate ogni anno alla vigilia del 12 ottobre finanche al Presidente della Repubblica. Niscemi torna ad essere una terra ferita, questa volta per rimarginarla ci vorrà del tempo così il sindaco di Gela Terenziano Di Stefano ha avanzato la proposta: donazione dei terreni al confine al Comune di Niscemi per evitare che si perda l’identità di chi ci abita. «Ovviamente se il sindaco di Niscemi ci dirà di sì siamo pronti a portare la delibera in Consiglio comunale nel giro di poco tempo». Insomma per la new town un’area è stata individuata. Ma c’è anche il versante est del centro abitato che potrebbe diventare il nuovo fronte di espansione del territorio. «Non penso proprio che serva una new town - ha detto il geologo Nicola Casagli - la frana è in continuo movimento, molte famiglie non potranno tornare a casa ma altre abitazioni potrebbero tornare ad essere abitate dopo il monitoraggio». Non tutto è nero su Niscemi mentre il palazzetto dello Sport rimane con le brandine posizionate ma con pochissime persone e gli spalti sono stati trasformati in armadietti senza ante per posizionare i sacchetti con i vestiti presi dalle case. Questo perché ancora la parola solidarietà è nel dizionario utilizzato dalle famiglie.

Le ronde continuano nella zona rossa in un percorso tracciato per le forze dell’ordine. A Niscemi torna a piovere, ancora una volta. E questi sbalzi - tra basse e alte temperature (ieri all’ora di pranzo si sono sfiorati i 15 gradi) - non fanno di certo bene alla mega frana che accresce con il cumulo di terra che arriva dall’alto. «I fondi del Pnrr attualmente non si potrebbero utilizzare per Niscemi perché c'è un limite temporale, quello di giugno 2026. Possiamo pensare nelle economie di utilizzarle per fare una riprogrammazione e attingere anche da lì per fare quello che serve», dice il vice ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica Vannia Gava in visita ieri pomeriggio in Comune.

Anche nei prossimi giorni è previsto l’arrivo di altri big della politica nazionale su Niscemi. Nel frattempo la macchina della solidarietà amministrativa e fattiva è partita: da Gela dei “carichi” di pizze, dai comuni vicini l’arrivo dei vigili urbani per la sicurezza urbana, dai cittadini i continui messaggi per conoscere il conto corrente sul quale effettuare delle donazioni per gli sfollati. Mentre c’è chi sta provando a specularci con questa situazione mettendosi in prima linea e chiedendo di essere contattato in privato. Tutto questo accade mentre «i vescovi si stringono a queste comunità in una vicinanza che è anche aiuto concreto». E il segretario della Cei Giuseppe Baturi, alla domanda se non sia giusto destinare le risorse riservate al Ponte sullo Stretto al dissesto idrogeologico come chiesto dalle opposizioni, ha risposto: «Non siamo entrati in questi dettagli ma certamente come ci ha insegnato papa Francesco, sul creato la questione ambientale è imprescindibile da quella sociale».

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