il focus
Mareggiate, la beffa delle polizze «Norma sartoriale che ci danneggia»
Assicurazioni obbligatorie dopo il ciclone: imprese in corsa per le "cat nat" per non perdere i ristori, mentre i danni delle onde restano escluse e si chiede una norma chiarificatrice
Il ministro Nello Musumeci lo ha detto subito, durante il sopralluogo sulla costa ionica devastata dal ciclone Harry: «Ricordo che in Italia l'assicurazione contro le catastrofi è obbligatoria, quindi la ricognizione va fatta attentamente».
Un pensiero non da poco per le migliaia di imprese che hanno patito danni: alberghi, lidi, bar, panifici, pescherie e tutte quelle piccole e medie attività che popolano i lungomari siciliani.
«Posso dirle con certezza che la gran parte degli esercenti finora non ha fatto nessuna polizza», spiega Santino Morabito, presidente della Federazione italiana imprese balneari (Fiba) Sicilia orientale, che si occupa anche di assicurazioni dal 1993.
Ieri i rappresentanti di varie associazioni e confederazioni sono state audite in commissione Ambiente all’Ars. Sul tavolo le misure straordinarie per far fronte ai danni e tra i temi affrontati c’è stato anche quello delle assicurazioni.
L'obbligo per tutte le imprese con sede in Italia a eccezione di quelle agricole, è scattato con la legge di bilancio del 2024, che dava tempo fino al 31 dicembre 2025 per mettersi in regola. Successivamente un mese fa il decreto Milleproroghe ha allungato la scadenza al 31 marzo 2026 solo per alcune categorie: le imprese della pesca e dell’acquacoltura, gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, e le piccole imprese turistico ricettive.
Dopo la devastazione, è scattata quindi la corsa a stipulare quella che tecnicamente è chiamata cat nat, la polizza per rischi catastrofali, usufruendo della proroga.
Ma l’obiettivo non è avere copertura economica dall’agenzia assicurativa per i danni subìti, perché la norma non ha inserito le mareggiate tra le calamità assicurate. Ci sono le alluvioni, le inondazioni e le esondazioni, intese come «fuoriuscita d’acqua dalle usuali sponde di corsi d'acqua, di bacini naturali o artificiali, da laghi, reti di drenaggio artificiale, derivanti da eventi atmosferici naturali». Ci sono le frane. E anche i terremoti. Ma non il mare. Lo spiega il decreto ministeriale del gennaio 2025, che dà attuazione a quanto scritto nella legge di bilancio.
«L’obiettivo dello stipulare la polizza adesso - sottolinea Morabito - è avere le carte in regola quando verranno pubblicati gli avvisi per ottenere i ristori pubblici». Già, perchè la stessa norma che istituisce l’obbligo assicurativo, sottolinea che «dell’inadempimento da parte delle imprese si deve tener conto nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali».
Niente assicurazione, niente risarcimenti da parte dello Stato o della Regione.
Intanto il Pd ha chiesto al governo nazionale di intervenire con una norma chiarificatrice che qualifichi come «inondazione» i danni del ciclone, facendoli quindi rientrare tra quelli coperti da assicurazione.
«Se sei all’interno della Sicilia e il tuo problema è la siccità o sei sul mare e il tuo problema sono le mareggiate - sottolinea Nico Torrisi, presidente regionale di Federalberghi che ha preso parte alla commissione - ti ritrovi a dovere pagare una misura anti catastrofale per te sostanzialmente inutile perchè ti obbliga ad assicurarti su fenomeni che non ti riguardano. E invece esclude mareggiate e, pare, anche i sismi legati al vulcano. Cos’è se non una norma sartoriale che avvantaggia alcuni e in maniera altrettanto sartoriale danneggia gli imprenditori siciliani?»