le indagini
Tre cacciatori trovati morti nei boschi dei Nebrodi: chi sono le vittime, le ipotesi degli investigatori per risolvere il giallo
Montagnareale, mezz’ora prima del tramonto: una telefonata al 112, un’area interdetta e tre corpi con ferite d’arma da fuoco
Un nastro bianco e rosso sbarra l’accesso alla strada di contrada Caristia, nel territorio collinare di Montagnareale. Oltre quel perimetro, la scena del crimine: tre uomini senza vita, i corpi attraversati da colpi d’arma da fuoco, distesi tra rovi e pietre.
È da qui che si dipana il giallo che scuote i Nebrodi e riporta il Messinese al centro della cronaca nera nazionale. A lanciare l’allarme sarebbe stato un amico: non vedendoli rientrare, avrebbe imboccato i sentieri e, una volta giunto sul posto, chiamato il “112”.
Nel giro di pochi minuti l’area è stata interdetta, con un presidio dei Carabinieri e dei magistrati della Procura di Patti, che coordinano una delle inchieste più delicate di questo inizio d’anno. L’uomo è stato ascoltato in caserma a Patti. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, anche quella che questa persona potesse trovarsi nel bosco al momento della sparatoria.
Secondo alcune indiscrezioni, la vittima più anziana non conosceva i due fratelli Davis e Giuseppe Pino: un elemento che rende più plausibile la pista di un incidente di caccia o di una lite degenerata, poi culminata con un suicidio.
Un paese piccolo di fronte a un fatto enorme
Montagnareale è un comune di poche migliaia di abitanti incastonato nei Nebrodi settentrionali, a una decina di minuti d’auto da Patti. Siamo in un territorio segnato da boschi, valloni e pascoli, dove la caccia — soprattutto al cinghiale e al cosiddetto suino nero selvatico — è attività nota e praticata, nel rispetto di regole e calendari venatori. Lì, nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio 2026, sono stati trovati i tre corpi. Una scoperta che il sindaco ha definito scioccante, spiegando come le prime ore siano state avvolte da riserbo e cautele investigative, con un perimetro rigidamente sorvegliato e accessi interdetti ai curiosi.
Le vittime: tre cacciatori, tre storie interrotte
Le indagini hanno consentito un’identificazione rapida delle vittime. Secondo fonti qualificate, si tratta di Antonio Gatani, 82 anni, residente a Patti; di Davis Pino, 26 anni; e di Giuseppe Pino, 44 anni, entrambi originari dell’area del Messinese. I tre, incensurati secondo le prime informazioni, erano usciti la mattina per una battuta di caccia. La loro giornata si è fermata in quel bosco, in circostanze che restano ancora da chiarire. Le generalità e i dettagli anagrafici sono stati diffusi nel corso della serata dalle cronache locali e nazionali, mentre i militari dell’Arma si recavano anche nelle abitazioni dei familiari per ricostruire gli ultimi contatti e verificare se i tre avessero appuntamento con altre persone.
Il luogo del ritrovamento e la traccia dei suini neri
La contrada Caristia è una zona impervia, attraversata da sentieri utilizzati da escursionisti e cacciatori. È un’area nota per la presenza di suini neri dei Nebrodi e di cinghiali: una fauna che, secondo diverse testimonianze raccolte sul territorio, attira compagnie di caccia locali e, a volte, cacciatori di passaggio. Proprio la presenza di ungulati è uno dei tasselli valutati dagli investigatori. Fonti di cronaca hanno ricordato che, in contesti marginali, può esistere un mercato non autorizzato legato alle carni di selvatici: un fenomeno che, se presente, non è però sufficiente da solo a suggerire moventi o dinamiche nel caso in esame, e che le autorità trattano con la massima prudenza. Ciò che è certo è che la battuta dei tre uomini si è interrotta bruscamente, e che la ricostruzione balistica e medico-legale sarà decisiva.
Le prime ipotesi
Nelle prime ore, gli inquirenti — coordinati dalla Procura di Patti — non hanno escluso alcuna ipotesi. Fra le piste in valutazione: l’eventualità di un incidente di caccia degenerato, la possibilità di un omicidio-suicidio scaturito da una lite improvvisa, o l’intervento di una quarta persona. Elementi come la posizione dei corpi, l’angolo dei colpi, l’eventuale presenza di bossoli riconducibili a diverse armi, la distanza di sparo e gli esiti del sopralluogo del reparto investigazioni sono al vaglio dei militari. La presenza sul posto del procuratore capo di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, ha confermato la rilevanza del caso e la necessità di coordinare con rigore i rilievi tecnici. In serata è trapelato che le piste principali restano due: errore durante la caccia o lite culminata in una tragedia a catena; in entrambi i casi sono ipotesi e come tali vanno trattate, in attesa di riscontri oggettivi.
Secondo le ricostruzioni raccolte sul posto, i tre sarebbero usciti attrezzati per un’attività venatoria in area boschiva. Le cronache locali hanno riferito, nelle prime ore, di ipotesi divergenti sul numero di armi rinvenute e sul loro esatto posizionamento, informazioni che però non hanno trovato conferme ufficiali definitive. In un quadro così fluido, l’indicazione più solida è che i rilievi balistici — impronte, tracce biologiche, residui di polvere da sparo, traiettorie dei proiettili — saranno cruciali per stabilire la sequenza degli eventi e, soprattutto, se a sparare sia stata una o più persone. La prudenza qui è d’obbligo: fino a quando la perizia balistica e l’autopsia non restituiranno una mappa scientifica della violenza subita, ogni conclusione sarebbe affrettata.Gli inquirenti non escludono che un diverbio possa essere degenerato, né escludono l’ingresso in scena di una quarta persona.
Il sindaco di Montagnareale, Salvatore Sidoti, ha espresso cordoglio e invitato a evitare conclusioni affrettate, ricordando che la zona è stata immediatamente circoscritta e che gli accessi sono rimasti sotto controllo per tutto il pomeriggio e la sera. Il messaggio è chiaro: servono rispetto per le famiglie e fiducia nel lavoro degli investigatori.