il paradosso
L’acqua del Belice finisce in mare mentre le campagne muoiono: la rabbia degli agricoltori per lo spreco infinito
Impianto di sollevamento fantasma: si sprecano 1.000 litri al secondo
Il fiume Belice
Nonostante le piogge abbastanza copiose di gennaio, nell'area belicina cresce sempre di più la rabbia degli agricoltori. Da settimane assistono a una scena che definiscono “paradossale e insostenibile”: mentre il lago Arancio viene progressivamente svuotato per trasferire acqua alla diga Garcia (destinata al fabbisogno della provincia di Trapani), oltre mille litri al secondo del fiume Belice (nella foto) continuano a scorrere inutilizzati fino al mare. Una perdita che, in un territorio già in difficoltà per la siccità, appare come una ferita aperta.
Il Belice, insieme all'invaso, è la principale risorsa idrica del comprensorio agricolo che abbraccia Sambuca di Sicilia, Menfi, Santa Margherita Belice, parte di Sciacca e anche le trapanesi Partanna e Castelvetrano. Un’area dove l’agricoltura è abbastanza ricca e tiene in vita una buona parte del tessuto sociale.
«È giusto pensare agli usi civili del Trapanese, nessuno lo mette in discussione. Ma è altrettanto doveroso tutelare gli agricoltori dell’Agrigentino e del basso Trapanese, che rischiano di non poter irrigare già dalla prossima estate - afferma l'assessore comunale di Sciacca Francesco Dimino, dopo un sopralluogo nelle zone più critiche - senz'acqua non c’è agricoltura, e senza agricoltura non c’è economia né lavoro. La situazione è complessa, ma servono soluzioni immediate, non rinvii».
La richiesta che torna con forza sul tavolo è quella di ripristinare e potenziare l’impianto di sollevamento dal fiume Belice, danneggiato anni fa da atti vandalici e mai più rimesso in funzione. Un intervento che permetterebbe di convogliare nel lago Arancio parte dell’acqua oggi dispersa, riducendo la pressione sul bacino e garantendo una riserva più stabile per l’intero comprensorio.
L’impianto esisteva, funzionava, ed era parte integrante della gestione idrica del territorio. Poi l’abbandono, il degrado, il silenzio. E nonostante il tema sia stato più volte sollevato, nulla si è mosso.
Nel maggio 2024, durante una riunione all’assessorato regionale all’Agricoltura, il governo aveva annunciato uno studio di progettazione affidato al Consorzio di Bonifica Agrigento 3. Da allora, però, nessun passo avanti concreto. Solo nuove sollecitazioni da parte delle organizzazioni di categoria, ma anche quella del deputato regionale Michele Catanzaro, che ha riportato la questione all’Ars, prima rivolgendosi all’allora assessore Salvatore Barbagallo e poi al suo successore Luca Sammartino.
Intanto, nei campi, la preoccupazione cresce. Gli agricoltori dicono di non poter più accettare di vedere l’acqua scorrere verso il mare «con un senso di amarezza profonda», mentre le loro campagne si preparano a un’altra estate di incertezze. La sensazione diffusa da parte di tutti è che l’emergenza stia diventando normalità, e che la gestione delle risorse idriche rischi di trasformarsi in una guerra tra territori. Per questo chiedono che il Governo regionale intervenga subito, prima che la prossima stagione irrigua provochi ulteriori danni.